15 feb 2022

Liliana Resinovich, due mesi di misteri e veleni. "Non dimentico quello sguardo"

La commerciante che la vide la mattina della scomparsa: "Era tesa". La foto 'strappata' di una felicità forse solo apparente

rita bartolomei
Cronaca

Trieste, 15 febbraio 2022 - Liliana Resinovich: due mesi di misteri nel giallo di Trieste. Due mesi di veleni, sospetti, contraddizioni. Ma, depositando sul fondo le domande senza risposta - la prima di tutte: omicidio o suicidio? -, settimana dopo settimana, sotto i riflettori di tutta Italia, ci ritroviamo con una foto strappata. La foto di una felicità piena di crepe, che si fa largo tra le accuse incrociate tra i familiari. Parole dette a metà, al centro degli ultimi ragionamenti  i soldi. Lilly aveva una buona pensione da ex dipendente della Regione. Era generosa.

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E insomma oggi, dichiarazione dopo dichiarazione, fa anche un altro effetto la carrellata degli scatti che il marito Sebastiano Visintin postava sui social, loro due in giro per il mondo, spesso in bicicletta. "Se si guarda bene, Liliana sorrideva a fatica", fa notare qualcuno.

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Lo sguardo, appunto. "Non riesco a dimenticarlo", racconta al telefono Iva, la fruttivendola che la mattina di martedì 14 dicembre - il giorno della scomparsa - ha visto passare Liliana Resinovich davanti alla sua bottega. "Mi è sembrata agitata, preoccupata. Non era uno sguardo tranquillo. Ho pensato: è successo qualcosa a casa. La conoscevo, era una cliente. È passata proprio vicino alla mia porta, l'ho vista bene. Non mi sbaglio, era lei. Il mio negozio non è lontano dalla fermata dell'autobus. Saranno state le 8.30, forse le 9. Qualche giorno dopo, il sabato, ho saputo che era sparita. Il mercoledì successivo ho chiamato il 112 per raccontare quello che avevo visto. Omicidio o suicidio? Chi può dirlo".

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Alle 8.22 l'ultima telefonata di Liliana all'amico Claudio Sterpin. L'82enne ha dichiarato che l'aspettava a casa sua come ogni martedì. Ma Lilly stavolta  non è arrivata.

Gli investigatori si sono presi altro tempo per capire. Sono slittati di un mese i risultati sugli esami tossicologici e le analisi sui reperti. Test che potrebbero fare chiarezza una volta per tutte sulla morte della 63enne, ritrovata cadavere il 5 gennaio in un parco. Tra i rovi e gli sterpi. Un posto desolato, come i sacchi dell'immondizia che proteggevano il corpo, rannicchiato, sulla testa due sacchetti di nylon. "Se voleva uccidersi, perché proprio lì?", uno dei rovelli di chi le voleva bene.

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Questa storia resta un rompicapo. Dopo due mesi nessuno sa dire se ci troviamo di fronte a un suicidio - che agli amici e al fratello appare impossibile - o sulla scena di un crimine. Resta una profonda tristezza in chi oggi si chiede: "Potevo capire i segnali, prima?".
 

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