15 mar 2022

Liliana Resinovich, quell'ultimo viaggio e il cordino che può svelare il giallo

Tre mesi di misteri e l'ipotesi degli amici. "Ecco come potrebbe essere morta"

rita bartolomei
Cronaca

Trieste, 15 marzo 2022 - Liliana Resinovich, il giallo di Trieste è ancora davanti a un bivio: omicidio o suicidio? Tre mesi di misteri attorno alla morte della 63enne scomparsa il 14 dicembre, dall’appartamento diviso con il marito Sebastiano Visintin nel quartiere San Giovanni e ritrovata cadavere a meno di due chilometri da casa, nel parco dell’ex ospedale psichiatrico il 5 gennaio. La data di morte (presunta) che compare anche sulla lapide, al cimitero di Sant’Anna. Ma la verità è che non ci sono certezze nemmeno su questo.

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Le indagini


Il procuratore Antonio de Nicolo mantiene la linea di sempre, quella del riserbo più stretto. Nessuna nuova comunicazione da quando fece sapere di aver avviato un’indagine per sequestro di persona contro ignoti. “Secondo il medico-legale, non sono stati rilevati traumi da mano altrui atti a giustificare il decesso. Infatti il referto autoptico attribuisce la causa della morte a “scompenso cardiaco acuto” e precisa che altri accertamenti sono in corso“, recitava un comunicato dell’11 gennaio.

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Il dna


Trapela che il dna di Lilly sarebbe stato trovato sugli oggetti che erano accanto al cadavere. Uno, in particolare, ha attirato l’attenzione degli investigatori. Un cordino che sarebbe stato usato per chiudere i sacchetti di plastica attorno alla testa della donna. Sullo stesso cordino, secondo indiscrezioni, ci sarebbero anche tracce di Dna maschile.

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La terza via

Se l’ipotesi del suicidio fin dall’inizio è stata in campo, gli amici che si rifiutano di prenderla anche solo in considerazione mettono avanti una terza via. “Lilly, che non aveva motivi per decidere di togliersi la vita, potrebbe essere morta per un attacco di cuore dopo un violento litigio”, è il pensiero di chi la conosceva dai tempi della giovinezza. Quindi una discussione fatale. Il corpo, è il ragionamento, sarebbe stato nascosto per qualche giorno, “a pochi chilometri dal parco siamo già nel Carso, dove le temperature sono sempre più basse di qualche grado. Questo potrebbe spiegare perché il cadavere era così ben conservato. Un elemento osservato dagli stessi esperti”.
Se invece Lilly, per motivi che nessuno conosce, avesse deciso di morire, allora quei due chilometri scarsi sarebbero stati il suo ultimo viaggio. Dal cortile del palazzo di via Verrocchio giù per la discesa, poi il passaggio davanti a via San Cilino, quello sguardo preoccupato colto dalla fruttivendola Iva. Avanti, verso il piazzale dei bus dove una telecamera l’ha filmata. A quel punto, per arrivare al parco - nel boschetto su in alto, tra rifiuti e segni di bivacchi - basta incamminarsi verso il viale e poi deviare a destra, verso il cancello dell’ox ospedale. È il percorso che ha fatto Lilly decisa a morire o qualcuno l’ha fermata prima?

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