di Antonio Troise Dal blocco dei licenziamenti al fisco: un cantiere dopo l’altro per il premier, Mario Draghi, impegnato in una difficile opera di mediazione con i partiti che sostengono il governo dei "migliori". Ieri, sul versante dei licenziamenti, c’è stata la convocazione a Palazzo Chigi del leader della Cgil, Maurizio Landini. Ufficialmente, fa sapere il sindacato, è stato un "gesto di alta sensibilità istituzionale": Mario Draghi ha voluto esprimere le condoglianze per la scomparsa di Epifani. Ma la convocazione a Palazzo Chigi è arrivata in un momento cruciale, con la mina dei...

di Antonio Troise

Dal blocco dei licenziamenti al fisco: un cantiere dopo l’altro per il premier, Mario Draghi, impegnato in una difficile opera di mediazione con i partiti che sostengono il governo dei "migliori". Ieri, sul versante dei licenziamenti, c’è stata la convocazione a Palazzo Chigi del leader della Cgil, Maurizio Landini. Ufficialmente, fa sapere il sindacato, è stato un "gesto di alta sensibilità istituzionale": Mario Draghi ha voluto esprimere le condoglianze per la scomparsa di Epifani. Ma la convocazione a Palazzo Chigi è arrivata in un momento cruciale, con la mina dei licenziamenti pronta a esplodere.

La sera prima, il premier aveva visto il numero uno della Cisl, Luigi Sbarra. E non è escluso che, a stretto giro, Draghi convochi il numero uno di Confindustria, Carlo Bonomi, per verificare sul campo l’ipotesi di arrivare a una mediazione. La strada per un accordo è in salita e i tempi sono stretti.

Dal primo luglio termina la moratoria sui licenziamenti decisa dal governo Conte. I sindacati parlano di un milione di posti di lavoro a rischio. Dall’osservatorio di Confindustria, invece, i numeri sono molto più contenuti, fra i 70mila e i 100mila. Ma anche così la partita è difficilmente gestibile non solo per i sindacati ma anche per 5 Stelle e Pd, che chiedono una "proroga" del blocco. Di tutt’altro avviso Lega e Forza Italia, che, però, nelle ultime settimane si sono convinte della necessità di qualche accorgimento che attenui gli effetti del via libera.

Proprio il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, aveva aperto all’idea, poi ripresa dal collega Andrea Orlando (Leu), di un blocco "selettivo", ovvero prorogato solo per i settori più in crisi, come tessile e moda, la filiera turistica e il terziario. Questa è l’ipotesi attualmente sul tavolo di Draghi. Inoltre, il piano dell’esecutivo è di uscire da questo periodo con un sistema di ammortizzatori sociali "che consenta a chi è espulso dal circuito produttivo di avere un reddito e di essere accompagnato al reingresso nel mondo dei lavoro", ragionava Giorgetti. La riforma sarà pronta entro fine mese.

Grandi manovre, infine, sul fronte del fisco. I gruppi hanno depositato in Commissione Finanze alla Camera i documenti con le loro proposte in vista della riforma da presentare a luglio. Leu e Pd non escludono una maggiore progressività dell’Irpef adottando una aliquota continua ‘alla tedesca’. I dem propongono "tassazione agevolata del secondo percettore di reddito in famiglia (Tasp), con l’obiettivo di aumentare l’offerta di lavoro e dare impulso all’occupazione femminile. La Lega punta, insieme ad Iv, ad abolire l’Irap e con FI guarda alla pace fiscale e ad ampliare la no tax area. Il Movimento 5 Stelle propone di semplificare "la giungla" delle tax expenditures, pensando a rimborsi immediati delle detrazioni direttamente sul conto corrente, legandoli al cashback. Sotto gli occhi di tutti il maxiscaglione tra la seconda e la terza aliquota che per i redditi tra 28.000 e 55.000 sale di 11 punti, dal 27% al 38%.