di Riccardo Jannello Manca solo Jack Angeli con le corna nella storia di Lola Montemaggi, 28 anni, la mamma francese negazionista che ha fatto rapire la figlia Mia, 8, per portarla con sé a vivere contro qualsiasi regola della società per poi mettere in atto un vero e proprio attacco terroristico alle istituzioni. Le hanno ritrovate ieri, mamma e figlia – con un’operazione che ha messo sul campo 200 gendarmi tra francesi e svizzeri –, in una "comune" di Sainte-Croix, nel cantone di Vaud, Svizzera occidentale, cinquanta chilometri a nord di Losanna. Una vita da squatter attendeva la piccola, che un giudice aveva tolto alla madre – violenta e legata a movimenti survivalisti – e affidato alla nonna...

di Riccardo Jannello

Manca solo Jack Angeli con le corna nella storia di Lola Montemaggi, 28 anni, la mamma francese negazionista che ha fatto rapire la figlia Mia, 8, per portarla con sé a vivere contro qualsiasi regola della società per poi mettere in atto un vero e proprio attacco terroristico alle istituzioni.

Le hanno ritrovate ieri, mamma e figlia – con un’operazione che ha messo sul campo 200 gendarmi tra francesi e svizzeri –, in una "comune" di Sainte-Croix, nel cantone di Vaud, Svizzera occidentale, cinquanta chilometri a nord di Losanna. Una vita da squatter attendeva la piccola, che un giudice aveva tolto alla madre – violenta e legata a movimenti survivalisti – e affidato alla nonna materna a casa della quale, martedì scorso, era stata rapita da tre uomini assoldati proprio da Lola e finiti in carcere assieme ad altri due complici con gravi accuse dalle quali si difendono all’unisono: "Riportare una bambina alla propria madre non è un reato". Lola aveva avuto atteggiamenti violenti e anti sistema e così voleva che crescesse la figlia: dall’inizio della pandemia di Covid la donna, senza occupazione, aveva aderito a una posizione anti lockdown, anti mascherina e anti vaccino sostenendo la sua personale battaglia al "potere sanitario" e legandosi per questo a seguaci delle posizioni di QAnon, i suprematisti bianchi guidati proprio dal "vichingo" Angeli nell’assalto al Campidoglio di Washington la vigilia dell’insediamento di Joe Biden.

Una fitta attività in rete l’ha portata a tramare con i complottisti che l’hanno aiutata nel rapimento della figlia, avvenuto a Les Poulières, nei Vosgi francesi. Tre persone si sono presentate alla nonna dicendo di essere funzionari dei servizi sociali chiamati a verificare le condizioni nelle quali Mia viveva in quella casa. Fatti entrare, hanno in breve messo in atto il loro piano portandosi via la ragazzina e consegnandola subito dopo alla madre, che si trovava nei pressi dell’abitazione e aveva guidato i rapitori sul luogo. Dalla Francia, Lola si è mossa verso la Svizzera; la prima notte ha dormito con la bimba in un albergo di Estavyer-le-Lac, nel cantone Friburgo, quindi è stata accolta da un’amica a Neuchatel per poi raggiungere il cascinale di Sainte-Croix occupato illegalmente da tempo e centro di attività criminose scoperte nel blitz e ora sotto la lente di ingrandimento degli investigatori.

Mia "sta bene", mentre la madre ha raggiunto in carcere gli altri arrestati, aderenti a movimenti di estrema destra e "abili nell’uso delle armi", come dicono alla procura di Nancy. Nella loro attività anti-sistema, Lola e i complici potrebbero essere coinvolti nella preparazione di una serie di attentati che avrebbero dovuto portare alla conseguenza estrema del "rovesciamento della Repubblica".

È stato infatti trovato materiale che poteva essere usato per costruire bombe sia nel cascinale sia a casa di tre degli arrestati. Sempre secondo quanto riferito da una fonte della procura, il primo obiettivo della banda era quello di fare saltare un centro vaccinale, struttura presa ad esempio e considerata il primo pretesto per instaurare in Europa una "dittatura della salute". Il possibile rapimento di un bambino nella zona di Espinal era giunto qualche settimana fa alle orecchie dei servizi segreti francesi. Lola sarà di nuovo allontanata dalla figlia, che tornerà a vivere dalla nonna materna nei Vosgi. La piccola sarà seguita dai servizi sanitari: si temono traumi per il comportamento della madre che una volta avrebbe manifestato davanti a lei l’intenzione di uccidersi.