5 gen 2022

L’ex compagno di scuola scagionato: solo messe e libri

Assolto in Cassazione, il 54enne ora chiede 327mila euro d’indennizzo per ingiusta detenzione

Stefano Binda, 54 anni
Stefano Binda, 54 anni
Stefano Binda, 54 anni

BREBBIA (Varese)

Stefano Binda risponde al telefono dopo la messa del pomeggio, a cui non manca mai. Nella casa di Brebbia, nel Varesotto, dove vive con la madre, la sorella, il nipote, Binda conduce una vita riservata. Studia. È il lettore onnivoro di sempre, che passa dalla saggistica filosofica e storica alla rilettura dei classici della narrativa. È attivo nel volontariato. Ha presentato il suo conto alla giustizia: 327mila euro per ingiusta detenzione, 235,87 euro (il massimo consentito) per ogni giorno di carcere patito per tre anni e mezzo con l’accusa di essere il massacratore di Lidia Macchi. Viene arrestato il 15 gennaio di sei anni fa. Terribile il primo verdetto: il 24 aprile 2018 la Corte d’Assise di Varese lo condanna all’ergastolo. Sentenza ribaltata dalla Corte d’Assise d’appello di Milano: assoluzione per non avere commesso il fatto. Binda torna libero. Il 27 gennaio scorso la Cassazione dichiara inammissibili il ricorsi della procura generale e delle parti civili. "Non è la fine di un incubo – disse –. Non c’era niente di onirico. È tutto realtà, nel male, che non è stato poco, e nel bene, che è stato molto. Ho vissuto questo incubo da sveglio".

G. Mor.

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