Giancarlo

Ricci

Che ormai Facebook non si chiamerà più Facebook lo abbiamo capito, anche se il cambio di nome riguarderà solo l’azienda e non il social. Quello che non abbiamo ben capito, o che forse Zuckerberg non ha poi spiegato così bene, è il metaverso alla cui costruzione il giovane genio si dedicherà con notevoli investimenti. Il concetto di metaverso è stato introdotto nel 1992 in un romanzo di fantascienza, Snow Crash. In un mondo dominato dal potere delle aziende, gli abitanti si muovono sotto forma di avatar nel metaverso, una realtà parallela. Ecco, il mondo che Zuckerberg sta costruendo è lo stesso di alcuni film di fantascienza (Matrix vi dice niente?) e molti videogame.

Qualcuno ricorderà Second Life, un gioco online nato nel 2003 dove ci si muoveva in un mondo virtuale incontrando altri utenti. Arrivò ad avere oltre un milione di giocatori ma dopo qualche anno fallì e ora nessuno (o quasi) se ne ricorda più. Perché, allora, a Zuckerberg dovrebbe andare meglio? Perché la sua realtà "parallela" sarebbe davvero in grado di trasformare le nostre vite? Forse la sua idea si basa sulla sempre più forte necessità che ognuno di noi sente di vivere in un mondo diverso da quello reale dove le cose stanno andando sempre peggio. Forse. Ma non credo basterà questo. E anche se il metaverso dovesse prendere piede, avremo sempre a disposizione un tasto per spegnere tutto e tornare a essere persone normali, in carne, ossa e… problemi.