Gioacchino Murat è stato re di Napoli e maresciallo dell’Impero con Napoleone
Gioacchino Murat è stato re di Napoli e maresciallo dell’Impero con Napoleone
Una lettera testamento – riconosciuta autentica – datata 21 settembre 1821. A scrivere Antonio Basciana, aiutante da campo di Gioacchino Murat, re di Napoli e generale di Napoleone. Con una rivelazione inedita: Basciana "nell’ultima spedizione delle Marche", ricevette da Murat "un suo cavallo, con sopra una grossa e ben carica valigia piena di una porzione del suo tesoro che d’imar (dividere ndr) volle in tre punti diversi, avendo prevista la sua caduta da quel trono". Favolose ricchezze che descrive così: "Due libbre circa di perle orientali e brillanti sciolti richiusi dentro dieci scatole d’oro, sette anelli di grossi brillanti, altri sedici anelli fra rubini, smeraldi e topazi contornati da brillanti, sei rarissime ripetizioni d’oro, due dozzine di posate d’oro, circa ottomila monete d’oro grosse di diversa specie…". Destinazione:...

Una lettera testamento – riconosciuta autentica – datata 21 settembre 1821. A scrivere Antonio Basciana, aiutante da campo di Gioacchino Murat, re di Napoli e generale di Napoleone. Con una rivelazione inedita: Basciana "nell’ultima spedizione delle Marche", ricevette da Murat "un suo cavallo, con sopra una grossa e ben carica valigia piena di una porzione del suo tesoro che d’imar (dividere ndr) volle in tre punti diversi, avendo prevista la sua caduta da quel trono". Favolose ricchezze che descrive così: "Due libbre circa di perle orientali e brillanti sciolti richiusi dentro dieci scatole d’oro, sette anelli di grossi brillanti, altri sedici anelli fra rubini, smeraldi e topazi contornati da brillanti, sei rarissime ripetizioni d’oro, due dozzine di posate d’oro, circa ottomila monete d’oro grosse di diversa specie…". Destinazione: Modigliana, paese del Granducato di Toscana, oggi in provincia di Forlì-Cesena dove vivono 4.300 abitanti. Un intero paese in cui potrebbe scatenarsi la caccia a un favoloso tesoro mai scoperto.

La lettera era indirizzata e giunse per posta a Carlo Liverani, imprenditore di Modigliana. E, dopo 200 anni, è oggi nelle mani di Alessandro Liverani, 55enne suo discendente, dottore forestale e membro del consiglio di presidenza dell’Accademia degli Incamminati. "Ho ricevuto una telefonata proveniente da Arona, sul lago Maggiore, da parte di Bruno Maresti, 80 anni – racconta Liverani –. Sua nonna Matilde si chiamava come me ed era modiglianese. Bruno mi aveva conosciuto perché nel 2018, in tv, avevo parlato del nostro paese. Voleva condividere con me la lettera perché riguarda la nostra famiglia". L’incontro è stato a lungo rinviato a causa della pandemia, ma Liverani ha ricevuto il manoscritto il 25 maggio. L’eredità di Matilde Liverani era rimasta a lungo a Roma nella casa delle sorelle. "Do a lei questa lettera, mi ha detto, perché mi ispira fiducia".

In quel testo Basciana scrive che, dopo la battaglia di Tolentino (nel maggio 1815), Murat, in fuga e inseguito dagli astro-ungarici, gli consegnò un terzo del suo tesoro perché lo custodisse nascondendolo. L’aiutante di campo scrive al modiglianese Carlo Liverani di essere fuggito verso la Toscana e di aver occultato poi i preziosi. Dove? "In quella vostra vicinanza", scrive. Dunque, nei pressi di Modigliana, sulle colline tra Forlì e Faenza. "E dopo di aver ciò fatto – riprende Basciana –, mi notai appuntino tutti li precisi segni…". Una sorta di mappa, come in un romanzo.

Quando a Basciana fu diagnosticato l’imminente decesso, duecento anni fa, confessò a un religioso di aver sotterrato un tesoro. E fu il sacerdote, tal don Gaudenzio Generosoli, a suggerire di nominare erede speciale una persona da lui ben conosciuta. Carlo Liverani divenne così erede specialissimo, vincolato a rispettare le volontà espresse nella lettera.

Ma dove si trova il tesoro? Una parte è stata trovata nel 2014 nel castello di Pizzo Calabro, in provincia di Vibo Valentia, in Calabria, durante i lavori di messa in sicurezza: nella cella di Murat, è stata scoperta una botola che nascondeva da secoli i preziosi. Ma un terzo del totale, come scrive Basciana, è stato sepolto in Romagna. L’aiutante del generale, come detto, si spinge a descrivere i gioielli che ne fanno parte. Ma in quale luogo si trovano?

Il nascondiglio – per prudenza – è dettagliatamente indicato solo in una seconda lettera, indirizzata sempre a Carlo Liverani, ma consegnata al padre confessore, che avrebbe dovuto farla recapitare tramite un suo parente cavaliere che viveva a Roma. Non è però mai giunta a destinazione, anche perché non si sa se Liverani abbia mai risposto alla prima missiva, facendo cadere nell’oblio questa vicenda. Pochi anni dopo, Modigliana sarebbe entrata nei libri di storia grazie a don Giovanni Verità e al pittore macchiaiolo Silvestro Lega, o per aver accolto Giuseppe Garibaldi fuggiasco. Possibile che in paese ci sia ancora nascosto, in una valigia, il patrimonio di Gioacchino Murat?

"Ho consegnato la lettera giunta in mio possesso – spiega Alessandro Liverani – all’Accademia degli Incamminati, perché la conservi e possa organizzarvi studi e approfondimenti. Se qualcuno fosse a conoscenza di questo avvenimento può contattarmi". Forse la caccia al tesoro è solo all’inizio.