Letta vede Conte: decolla l’alleanza Pd-M5S
Letta vede Conte: decolla l’alleanza Pd-M5S
di Antonella Coppari Si rivedranno presto. E spesso. Perché per ora Conte e Letta hanno solo tracciato il perimetro del ’cantiere’, l’alleanza M5S-Pd è ancora tutta da costruire. I due "ex che si sono buttati contemporaneamente in una nuova avventura" (diventati tali entrambi per mano di Renzi), non potevano che limitarsi ieri a una prima ricognizione e a una valanga di buone intenzioni, senza addentrarsi in nessun capitolo dell’agenda. Del resto i nodi da sciogliere – amministrative, legge elettorale e elezione del prossimo presidente della Repubblica – sono imminenti ma non incombenti. Così di concreto c’è una cosa sola, battezzata da Conte con formula non inedita "il cantiere" nel quale va da sé "prevarrà il dialogo". Fuor di metafora, l’impegno a incontrarsi con...

di Antonella Coppari

Si rivedranno presto. E spesso. Perché per ora Conte e Letta hanno solo tracciato il perimetro del ’cantiere’, l’alleanza M5S-Pd è ancora tutta da costruire. I due "ex che si sono buttati contemporaneamente in una nuova avventura" (diventati tali entrambi per mano di Renzi), non potevano che limitarsi ieri a una prima ricognizione e a una valanga di buone intenzioni, senza addentrarsi in nessun capitolo dell’agenda. Del resto i nodi da sciogliere – amministrative, legge elettorale e elezione del prossimo presidente della Repubblica – sono imminenti ma non incombenti. Così di concreto c’è una cosa sola, battezzata da Conte con formula non inedita "il cantiere" nel quale va da sé "prevarrà il dialogo".

Fuor di metafora, l’impegno a incontrarsi con regolarità e a sciogliere insieme in questa sede tutti i problemi che si porranno. Non è solo un elemento di facciata: l’asse portante del ’campo largo’ cui il neo segretario democratico ha detto di puntare il giorno dell’incoronazione è ora di fatto l’alleanza Pd-M5s. La matematica l’ha spinto verso la stessa formula del suo predecessore, Nicola Zingaretti, ed è ben diversa da quella che Letta vagheggiava non più tardi di due settimane fa. Tutto già scritto, perché l’intesa non è un optional ma un obbligo. Gli ostacoli ci sono, ma i due sono mediatori per vocazione e cercheranno di superarli senza scosse.

Quello di ieri all’Arel (l’agenzia di ricerche fondata da Nino Andreatta) non è stato il primo incontro. Si erano visti nel 2019 in Vietnam, dove Conte era in visita istituzionale come premier e Letta come presidente dell’associazione Italia-Asean, poi nel 2020 a un evento del foro di dialogo Italia-Spagna.

L’ostacolo principale che li aspetta sono le amministrative e l’hanno riconosciuto entrambi: "Sarà quello il banco di prova delle prossime elezioni politiche". Esame difficile. Il quadro è confuso ovunque: a Torino, dove il candidato non c’è. A Napoli, dove l’accordo su Fico deve fare i conti con il pollice verso del potente presidente campano De Luca. In Calabria, dove l’uomo indicato dal Pd non incontra la simpatia degli alleati. Ma queste sono bazzecole: il vero labirinto è Roma. Ed è un vicolo cieco dal quale uscire non sarà affatto facile. I sondaggi infatti danno vincente la sindaca Virginia Raggi contro tutti i papabili del Pd, tranne uno: Zingaretti. Per il partito di Letta, però, essere tagliato fuori dal ballottaggio a Roma perché sconfitto al primo turno o perché battuto in eventuali primarie sarebbe devastante: l’onda crescerebbe fino alle elezioni politiche decretando la secca sconfitta del Pd nella ’competizione interna’. Per la segreteria Letta un doppio colpo esiziale. La salvezza? È legata alla discesa in campo dell’ex segretario, che quasi certamente la spunterebbe. Ma uno scontro fra il presidente della regione Lazio e la prima cittadina romana non sarebbe quello elegante tra due alleati impegnati in amichevole competizione ma tra due acerrimi rivali. Impossibile smerciarlo diversamente dopo le critiche al vetriolo che Zingaretti scaglia contro la sindaca da anni, confermate ancora due giorni fa: "La sua candidatura è una minaccia per Roma".

Sulla carta le teste d’uovo del Nazareno una soluzione la intravedono ma passa per molte incognite: convincere Zingaretti a candidarsi, compito non impossibile. Indurre la sindaca a fare un passo indietro, missione più o meno impossibile. Risarcire il Movimento promettendo la regione a una sua dirigente: Roberta Lombardi oppure Paola Taverna. Che tutte le palle vadano in buca è poco probabile: il cantiere nei prossimi mesi avrà le sue gatte da pelare. Ma forse ancora prima i due ex dovranno vedersela con la questione della legge elettorale (proporzionale o maggioritaria?) dalla quale dipende anche la risoluzione del nodo potenzialmente scorsoio. Quale tra due leader di forza più o meno uguale sarà il candidato premier della coalizione.