Enrico Letta arriva nella roccaforte del Pd in serata. Alla periferia di Bologna, per una cena di autofinanziamento per il candidato dem, Matteo Lepore, che domenica si batterà con la sindaca di Italia Viva, Isabella Conti, lancia la riscossa del suo partito "anima e cacciavite". Da qui, nella culla dell’Ulivo,...

Enrico Letta arriva nella roccaforte del Pd in serata. Alla periferia di Bologna, per una cena di autofinanziamento per il candidato dem, Matteo Lepore, che domenica si batterà con la sindaca di Italia Viva, Isabella Conti, lancia la riscossa del suo partito "anima e cacciavite". Da qui, nella culla dell’Ulivo, "comincia una lunga rincorsa per dare al Paese un governo democratico e progressista. Non mollerò finché non avremo vinto le Politiche del 2023", promette.

Poi sgombra il campo da Renzi, l’eterno nemico. E ostenta fair play: "Non l’ho sentito. Ma la candidatura della Conti non è un suo sgambetto". Lo spettro del flop di Torino non lo preoccupa: "Vedremo domenica, ma credo ci sarà una grande partecipazione. Bisogna avere pazienza, siamo nella fase di ripresa post Covid". Prima del giro nelle cucine, i militanti si scaldano. E alla cena con mille persone – gramigna con salsiccia e arrosto – fa il pieno di applausi. Selfie, saluti, foto anche con la sardina Mattia Santori.

Poi il segretario Pd carica la folla: "Non abbiamo paura del confronto, sarà una festa di popolo. Sostengo convintamente Lepore", assicura. Taglia corto sui ricorsi che tre ex dirigenti dem hanno fatto alla Commissione nazionale di garanzia ("Non me occupo") contro i dem che hanno scelto di votare per la Conti, e si concentra sul suo popolo. "Vinceremo", promette dal palco. E da Bologna dove, annuncia, "ci sarà la festa nazionale dell’Unità", partirà il nuovo Pd. Del resto, per la sua segreteria, è fondamentale vincere sotto i portici. A partire dalle primarie. Dove scendere sotto i 20mila votanti non si può.

Rosalba Carbutti