Mauro Berruto, 51 anni, ex ct della nazionale volley ora nella segreteria Pd
Mauro Berruto, 51 anni, ex ct della nazionale volley ora nella segreteria Pd
di Antonella Coppari Calmo, misurato e perbene. Ma anche calcolatore accorto. Con il passare dei giorni emerge un Enrico Letta che non ci si attende. Più determinato di un tempo e anche capace di fare i propri interessi. Come accusano sotto voce alcune correnti interne del Pd dopo le nomine di ieri che formalmente hanno accontentato tutti (a bocca asciutta resta solo l’area di Martina) ma che in realtà hanno accontentato soprattutto lui. Dei sedici esponenti della segreteria lettiana (8 uomini e 8 donne, nessun romano) quattro sono ’suoi’: l’ex ct della nazionale di pallavolo Mauro Berruto (Sport), l’assessore milanese...

di Antonella Coppari

Calmo, misurato e perbene. Ma anche calcolatore accorto. Con il passare dei giorni emerge un Enrico Letta che non ci si attende. Più determinato di un tempo e anche capace di fare i propri interessi. Come accusano sotto voce alcune correnti interne del Pd dopo le nomine di ieri che formalmente hanno accontentato tutti (a bocca asciutta resta solo l’area di Martina) ma che in realtà hanno accontentato soprattutto lui. Dei sedici esponenti della segreteria lettiana (8 uomini e 8 donne, nessun romano) quattro sono ’suoi’: l’ex ct della nazionale di pallavolo Mauro Berruto (Sport), l’assessore milanese Filippo Del Corno (Cultura), l’economista Antonio Nicita (Innovazione e guida del comitato per il Recovery) e l’ex leader di Confartigianato Cesare Fumagalli (Pmi), quest’ultimo con la mission forse più ostica. Quella di dare filo da torcere al Nord alla Lega di Salvini.

In generale la sua sigla c’è ovunque, anche se i musi più lunghi si notano dalle parti di Base riformista, che vanta il solo Enrico Borghi (Sicurezza), mentre Zingaretti mantiene con Vaccari la delega pesante dell’organizzazione (in quota ha pure D’Elia), Orlando può contare su Misiani e Rossomando, e Franceschini su Braga e Ghizzoni. A completare il quadro l’ex ministro Boccia, Quartapelle, Cenni, Zampa, Gribaudo. In quest’ottica, si capisce perché Letta, che presto aggiungerà alla lista di fedelissimi Marco Meloni come coordinatore della segreteria, faccia trapelare di aver apprezzato lo "stile" del presidente degli eurodeputati Pd, Brando Benifei, che ha rimesso il mandato in vista dell’incontro di oggi. Tra le righe i maligni ci leggono un messaggio ai capi di senatori e deputati, Marcucci e Delrio.

L’avviso per Carlo Calenda, che ha visto in mattinata, è invece chiaro: per battere la destra serve una coalizione ampia, ti voglio con me ma per quanto riguarda Roma stop alle macchine. "Di candidatura a sindaco si parla ad aprile". Serve tempo per districare la matassa e capire pure dove porta il pressing su Nicola Zingaretti, che per ora resiste. Molti al Nazareno sono convinti che se gareggiasse lui per il Campidoglio non ce ne sarebbe per nessuno: forse riuscirebbe non solo ad allargare il campo ad Azione e al suo leader ("è stato un incontro utile", dice), ma pure a vincere le resistenze grilline. Certo, ove il governatore del Lazio accettasse, bisognerebbe votare anche per la Regione e lì la candidata naturale sarebbe la pentastellata Lombardi. È chiaro che un pezzo importante del puzzle è la Raggi: senza un suo passo indietro, il progetto non potrebbe decollare. Nel gioco a incastri, entra anche Napoli dove l’accordo con i grillini (avversato dal governatore campano De Luca) già ci sarebbe sul presidente della Camera, Fico, che – guarda caso – ieri Letta ha incontrato a Montecitorio. Un primo contatto che è servito per un giro d’orizzonte complessivo, dallo ius soli alle alleanze. Ci vorrà tempo per tessere una tela che abbia "orizzonti lontani" come chiede Di Maio. Nell’immediato, spicca il faccia a faccia con il segretario della Cgil Landini: nelle intenzioni di Letta, il primo di una serie di incontri con parti sociali e associazioni di categoria.