di Roberto Giardina Dalla Guerra Fredda alla caduta del Muro, alla speranza di una nuova era di pace, e al nuovo gelo, la storia è scandita dagli incontri tra Usa e Urss, e poi la Russia, che ha dimenticato la bandiera rossa per sventolare quella dell’ultimo Zar. I presidenti americani e i presidenti russi si parlano come una coppia fedele e litigiosa. Cambiano i protagonisti, in apparenza anche i temi sul tappeto, ma il problema centrale è sempre la pace. Come trovare un compromesso senza che ci sia un perdente? Putin e Biden si incontrano a Ginevra, nella neutrale Svizzera. Una scelta accorta. Per il mondo non c’è un’altra sede che non sia più da una parte che...

di Roberto Giardina

Dalla Guerra Fredda alla caduta del Muro, alla speranza di una nuova era di pace, e al nuovo gelo, la storia è scandita dagli incontri tra Usa e Urss, e poi la Russia, che ha dimenticato la bandiera rossa per sventolare quella dell’ultimo Zar.

I presidenti americani e i presidenti russi si parlano come una coppia fedele e litigiosa. Cambiano i protagonisti, in apparenza anche i temi sul tappeto, ma il problema centrale è sempre la pace. Come trovare un compromesso senza che ci sia un perdente?

Putin e Biden si incontrano a Ginevra, nella neutrale Svizzera. Una scelta accorta. Per il mondo non c’è un’altra sede che non sia più da una parte che dall’altra. La Cortina di Ferro è scomparsa, ma il mondo è sempre diviso: occidente contro oriente.

A Ginevra, nel 1985, si incontrarono Ronald Reagan, al secondo mandato, e Michail Gorbaciov, di vent’anni più giovane, da poco giunto al Cremlino. Il vertice, dopo due giorni dal 19 al 20 novembre, e quattro colloqui, si concluse senza niente di fatto, ma ebbe un enorme valore simbolico. Reagan e Gorbaciov tornarono a incontrasi ogni anno, nel 1986 a Reykjavik, l’anno seguente a Washington, nell’88 a Mosca.

Cadde il muro, e cambiarono i protagonisti. Bush incontrò Gorbaciov e poi Eltsin. E non si mantennero i patti: l’America promise il rispetto dello status quo in Europa, oggi l’Unione Europea e la Nato sono giunte al confine della Russia. Si dimentica che la Ue è anche un’alleanza militare, e Putin non avrebbe potuto accettare l’ingresso dell’Ucraina nel club di Bruxelles. Obama osò troppo e Putin si riprese la Crimea. Siamo sempre al confronto tra Occidente e Oriente, quel blocco che Reagan chiamò "l’Impero del male". Ma il presidente era rimasto un attore, sapeva pronunciare le battute a effetto, poi stringeva la mano all’avversario.

Oggi il gioco è cambiato, non si gioca in due, è scesa in campo la Cina, che non è più quella di Tienammen. Con i suoi prodotti, dai medicinali all’elettronica, è la vera minaccia per gli Usa. Ed è cambiata anche l’Europa. Quando si incontrarono Reagan e Gorbaciov sul Lago di Ginevra, la Ue era grande la metà di oggi, e i paesi dell’Est erano sotto il controllo sempre più debole di Mosca. Nessuno poteva prevedere la riunificazione delle Germanie, gli esperti dell’Est erano convinti che il muro sarebbe rimasto fino al XXI secolo. Oggi, a parte le dichiarazioni reciproche di amicizia, gli americani diffidano dei tedeschi. Al renano Adenauer non piaceva Berlino: "Alla Porta di Brandeburgo avverto il vento della Siberia". Come dire che la vecchia capitale sentiva sempre il fascino russo. Frau Merkel, che sta per andare in pensione, è il leader occidentale che ha incontrato più di frequente Putin, e entrambi parlano quasi alla perfezione la lingua dell’altro.

L’Urss di Gorbaciov si stava sgretolando, nel maggio dell’87 il diciannovenne Mathias Rust atterrò con il suo Cessna sulla Piazza Rossa. La Guerra Fredda era perduta, fu l’inizio della fine. Gorby per attuare le sue riforme, perestrojka e glasnost, avrebbe dovuto rafforzare il potere centrale, un’impresa impossibile. Oggi l’impero è scomparso, ma, come ha riconosciuto lo stesso Biden, la Russia è di nuovo una grande potenza. È tornata nel Mediterraneo, e può dire la sua parola in Libia. Non è più una partita a poker come ai vecchi tempi, ma un incontro di scacchi, dove il bluff è proibito.