19 mar 2022

L’esercito dei virologi è sparito dalla tv. "Ma io ci sono ancora, ecco perché"

La biologa ha un programma tutto suo. "Dicono che sono sexy? Mi ispiro a Piero Angela e ho faticato per arrivare qui"

alessandro belardetti
Cronaca
Barbara Gallavotti, biologa torinese di 53 anni, conduce ’Quinta dimensione’ su Rai3
Barbara Gallavotti, biologa torinese di 53 anni, conduce ’Quinta dimensione’ su Rai3

"Tutti i virologi sono spariti dal piccolo schermo? Io resisto probabilmente perché sono una divulgatrice, faccio informazione e non parlo solo di Covid: così il pubblico mi dà fiducia". Barbara Gallavotti, biologa torinese di 53 anni, è stata scoperta dal suo mentore Piero Angela oltre 20 anni fa e sabato scorso ha esordito alla conduzione di un programma scientifico in TV, ’Quinta dimensione – il futuro è già qui’. Dopo due anni di pandemia e uno zapping ininterrotto solo tra virologi, lei è l’unica ’sopravvissuta’. E stasera torna in scena, sperando di migliorare il 3,9% di share su Rai3 alle 21.45.

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Lei è una sorta di highlander tra gli esperti della pandemia. Che effetto le fa?

"Forse rimango a parlare di Covid proprio perché non sono una esperta. Io sono una giornalista, una divulgatrice: non parlo solo del coronavirus e cerco di informare lo spettatore".

La prima puntata non ha avuto ascolti eccezionali. Che asso tirerà fuori dalla manica?

"La programmazione resta inalterata, per fortuna non è dettata dall’audience. Cercheremo di essere più leggeri parlando del ‘sogno della lunga giovinezza dell’uomo’. Le emozioni sono state comunque forti, non riuscivo a stare ferma man mano che arrivava la messa in onda. Poi, il giorno seguente, l’attesa per gli ascolti è stata snervante: guardi l’orologio e non arrivano mai. Ma, per fortuna, quello non è l’unico metro di giudizio".

Come è nata l’idea di ‘Quinta dimensione’ e come è caduta la scelta su di lei?

"Negli ultimi anni ho partecipato a trasmissioni come DiMartedì e Superquark, il pubblico mi ha dato fiducia nel raccontare la pandemia. Ho un approccio multidisciplinare e posso raccontare la biologia del pipistrello così come la composizione di un vaccino, senza problemi".

Non è un rischio parlare ora di Covid, con la gente esausta anche psicologicamente?

"Assolutamente no, la Rai ha ritenuto che fosse nello spirito del servizio pubblico fare un riassunto generale su ciò che abbiamo vissuto e capito negli ultimi due anni. Soprattutto ora che abbiamo un po’ di respiro dal Covid".

Però c’è la guerra in Ucraina.

"Ecco, purtroppo non era prevista un’altra catastrofe alle porte. Certo, sapendo in anticipo la situazione mondiale, non era il momento migliore per parlare di un pericolo finito. Ma valeva comunque la pena farlo".

A chi si ispira nel suo ruolo di divulgatrice?

"A colui che mi ha insegnato tutto, Piero Angela. Lavoro con lui da 20 anni, mi ha plasmata. Lui è un grande modello".

Nella realizzazione del programma è un accentratore?

"Diciamo che se hai un’idea diversa dalla sua, lo devi convincere... (sorride, ndr) Ma se l’argomento è valido, lo accetta".

Come vi siete conosciuti?

"Mi ha scelto nel 1999 come collaboratrice per la neonata trasmissione Ulisse, dove lui e il figlio Alberto erano autori. Io avevo mandato il curriculum in Rai per Superquark, ma è arrivato a lui. Al colloquio me lo trovai davanti, che tensione. Non avevo esperienza in TV, venivo dai giornali e dalla letteratura".

Perché l’ha scelta?

"Era interessato alle mie passioni extra lavoro. La scintilla è scattata quando gli ho detto che suonavo il piano: ha sorriso. Ce lo raccontiamo ancora".

Sui social in molti le fanno complimenti per l’aspetto fisico. Essere una donna affascinante l’ha aiutata nel mondo accademico?

"Mi fa piacere questo, ma nella mia carriera non mi ha aiutato. Anzi. Spesso venivo scambiata per la svampita di turno e dovevo dimostrare tutti i miei talenti per conquistare spazio".

La bellezza in TV è associata a poco cervello.

"Provo fastidio per l’attitudine intellettuale che ritiene contraddittoria l’attività mentale con un certo modo di presentarsi: parte della libertà individuale è vestirsi e truccarsi come si vuole, senza dover essere giudicati. È una battaglia che conduco dal liceo, ma vivendo in un mondo poco filo femminista e stando in ambienti dominati da maschi, la prima occhiata in genere mi ha sfavorito".

Cosa cambierebbe nella TV?

"L’infotainment (informazione più intrattenimento, ndr) cerca di semplificare tutto, ma il mondo è sempre più complesso. Si presentano i temi in modo da non fare riflettere e rassicurare, ma la comprensione dei fatti è decisiva. Quindi, ecco, metterei mano a questa iper semplificazione".

Su Instagram ha 9mila followers. Va d’accordo col web?

"I social sono una fonte di ispirazione fondamentale per capire cosa vogliono le persone e adattare così il mio modo di raccontare".

 

 

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