Lo Spezia in una foto di squadra dell’ultimo campionato di Serie A
Lo Spezia in una foto di squadra dell’ultimo campionato di Serie A
di Giuseppe Tassi Il movimento dei no vax minaccia anche il campionato. Tra le venti squadre di serie A ci sarebbero almeno due giocatori per rosa contrari al vaccino anti Covid. Una nicchia di ‘ribelli’ che rischia di mettere in pericolo l’intera Serie A, al via fra meno di un mese. L’allarme è scattato con i 15 positivi dello Spezia e i 6 dell’Empoli, due club che contano nel loro organico giocatori dichiaratamente no vax. Non esiste la certezza che a creare i cluster siano stati i calciatori contrari al vaccino, ma il doppio allarme ha destato grande preoccupazione nella prospettiva del...

di Giuseppe Tassi

Il movimento dei no vax minaccia anche il campionato. Tra le venti squadre di serie A ci sarebbero almeno due giocatori per rosa contrari al vaccino anti Covid. Una nicchia di ‘ribelli’ che rischia di mettere in pericolo l’intera Serie A, al via fra meno di un mese. L’allarme è scattato con i 15 positivi dello Spezia e i 6 dell’Empoli, due club che contano nel loro organico giocatori dichiaratamente no vax. Non esiste la certezza che a creare i cluster siano stati i calciatori contrari al vaccino, ma il doppio allarme ha destato grande preoccupazione nella prospettiva del campionato ormai imminente. Il presidente empolese Corsi ha deciso di sospendere il ritiro e di rispedire a casa i giocatori per evitare il diffondersi del contagio e limitare drasticamente i contatti.

Enrico Castellacci, ex responsabile sanitario della Nazionale e oggi presidente della Lamica, la Libera associazione dei medici italiani del calcio, auspica un provvedimento forte: "Noi proponiamo il Green pass per gli agonisti, perché permetterebbe di circoscrivere quanto sta succedendo in cluster tipo Spezia ed Empoli. Serve una presa di posizione forte, difficile, e non so se spetti alla Federcalcio o debba arrivare da un livello più alto, ma così le garanzie sarebbero maggiori". In realtà la Federcalcio si è mossa da tempo, disponendo la vaccinazione dal maggio scorso per tutti i calciatori candidati a una maglia azzurra per l’Europeo. E in più ha firmato il primo luglio un protocollo anti Covid, approvato dal Comitato tecnico scientifico, che prevede una corsia preferenziale per i giocatori che dispongano del Green pass. Più complicata la vita per che decide di non vaccinarsi, perché deve sottoporsi a un tampone settimanale e a un ulteriore controllo due giorni prima di ogni partita, anche amichevole.

In assenza di norme più restrittive da parte del governo, la Federcalcio non può fare di più. Discorso diverso per la Football Association britannica che, forte di una normativa in materia, ha imposto il Green pass dal prossimo primo ottobre a tutti i calciatori professionisti. Il diktat suona più o meno così: o ti vaccini o non giochi. Un modo drastico ma efficace per risolvere il braccio di ferro. Senza arrivare al rigore calvinista della Nfl, la lega del football americano. Lì, se una partita salta per colpa di atleti non vaccinati, la squadra perde la partita a tavolino e i giocatori non ricevono lo stipendio settimanale.

In attesa di capire se il Green pass per i calciatori diventerà obbligatorio anche in Italia , c’è già chi corre si ripari. Come il presidente laziale Lotito, che ha fatto vaccinare tutta la squadra nel ritiro di Auronzo di Cadore con la collaborazione del presidente del Veneto Zaia. Vaccinazioni completate anche per il Milan, tre casi di no vax dichiarati all’Udinese e uno all’Inter, altri sottaciuti in molti club. A testimonianza che senza una norma chiara e definita i rischi di contagio restano. E il grande circo della Serie A comincia un altro giro di giostra sotto il segno del Covid.