Marianna, 27 anni, mentre si vaccinava nell’Open day di AstraZeneca a Roma
Marianna, 27 anni, mentre si vaccinava nell’Open day di AstraZeneca a Roma
Di problema in problema. Nel giorno in cui viene annunciato il flop dell’attesissimo vaccino ’europeo’ Curevac e gli organismi farmaceutici europei di controllo sui farmaci raccomandano di "avvicinare" temporalmente la somministrazione della seconda dose di AstraZeneca ( per chi ha già fatto la prima) per favorire il contrasto alla temibile variante Delta che sta mettendo a dura prova il Regno Unito, ecco che sulle scelte strategiche del piano vaccinale italiano arriva una nuova tegola: il mix di vaccini – ovvero la vaccinazione eterologa con un immunizzante a mRNA per gli under 60 che abbiano fatto la prima dose con il vaccino AstraZeneca – sarebbe "sicuro" secondo l’ultima circolare ministeriale. Ma in realtà andrebbe invece preso con le molle secondo l’Ema. Che ieri, per voce del responsabile...

Di problema in problema. Nel giorno in cui viene annunciato il flop dell’attesissimo vaccino ’europeo’ Curevac e gli organismi farmaceutici europei di controllo sui farmaci raccomandano di "avvicinare" temporalmente la somministrazione della seconda dose di AstraZeneca ( per chi ha già fatto la prima) per favorire il contrasto alla temibile variante Delta che sta mettendo a dura prova il Regno Unito, ecco che sulle scelte strategiche del piano vaccinale italiano arriva una nuova tegola: il mix di vaccini – ovvero la vaccinazione eterologa con un immunizzante a mRNA per gli under 60 che abbiano fatto la prima dose con il vaccino AstraZeneca – sarebbe "sicuro" secondo l’ultima circolare ministeriale. Ma in realtà andrebbe invece preso con le molle secondo l’Ema. Che ieri, per voce del responsabile vaccini, Marco Cavaleri, ha gelato molti entusiasmi invitando, infatti, alla cautela: "Le evidenze sono limitate ed è importante che raccogliamo più informazioni e monitoriamo attentamente".

Spiegano nel dettaglio, dall’Ema: "L’approccio del mix di vaccini" fra prima e seconda dose "è stato adottato con successo in passato ed è ben noto che mixare i vaccini spesso ha come esito una migliore risposta immune". Ma riguardo ai vaccini Covid "abbiamo evidenze limitate – si prosegue – anche se alcuni studi preliminari hanno mostrato che la risposta immunitaria sembra essere soddisfacente e non stanno emergendo particolari problemi da un punto di vista di sicurezza. Quindi potrebbe essere una strategia da adottare, ma certamente le evidenze sono limitate". Ema – è stato spiegato ieri – in questo momento avrebbe difficoltà a uscire con una raccomandazione clinica valida per tutti su questo tipo di scelta perché non è chiaro, anche se le aziende che hanno vaccini autorizzati "sono interessate a presentare qualche richiesta di cambiamento nelle informazioni di prodotto". Insomma, se un Paese vuole fare un mix di vaccini per ragioni proprie, certamente è libero di farlo, tuttavia nessuno sa davvero quali possono essere le conseguenze di un mix vaccinale semplicemente perché non è stato mai fatto prima con i preparati per il Covid. "È degli Stati Ue la decisione su come vogliono usare i vaccini nel contesto della loro campagna vaccinale – viene ancora precisato dall’Ema – ed è una decisione degli Stati optare per il mix con un vaccino a mRna per il richiamo o no, sulla base dei vaccini che hanno disponibili, del contesto pandemico e della circolazione virale, e di ogni altro aspetto", è stato puntualizzato. "Siamo ancora in pandemia – hanno concluso all’Ema – ed è importante usare tutte le opzioni disponibili, abbiamo visto dei dati preliminari in Gran Bretagna, secondo cui il vaccino AstraZeneca dovrebbe essere protettivo contro la variante Delta, ma è importante cercare di vedere se l’intervallo fra le due dosi possa essere accorciato".

Intanto – andando di doccia fredda in doccia fredda –, si è rivelato un flop il vaccino tanto atteso in Europa, il Curevac. I test hanno chiarito che la sua efficacia si attesta solo al 47% contro il Covid 19 e dunque è già considerato "un fallimento" dalla comunità scientifica. Secondo l’analisi di uno studio clinico su larga scala, ha precisato il laboratorio tedesco che ha sperimentato il nuovo vaccino a Rna messaggero e che firmato un importante contratto d’ordine con l’Unione Europea, il preparato non ha soddisfatto i criteri statistici di successo prestabiliti". Gli scadenti risultati pongono dubbi sul suo utilizzo da parte dei Paesi Ue che invece ne facevano forte affidamento, tanto che l’Europa aveva già una pre-opzione per l’acquisto di 405 milioni di dosi, con ulteriori 20 milioni di dosi destinate alla sola Germania. Sulla quantità totale, l’Italia aveva pre-opzionato 30,2 milioni di dosi. "Anche se la sua efficacia fosse stata del 55% – ha commentato ieri, con amarezza, il professor Silvio Garattini, presidente dell’Istituto Mario Negri – non sarebbe accettabile, considerando che abbiamo alternative molto più efficaci; la corsa di questo vaccino tedesco può anche finire qui".