piscina bresso - per redazione sesto - foto spf
piscina bresso - per redazione sesto - foto spf

Bresso (Milano), 14 gennaio 2015 - La legionella in piscina è sconfitta. Lo dicono gli esami compiuti tra il 2 e il 7 gennaio scorso dai tecnici dell’Asl nei depositi di acqua calda degli impianti sanitari della piscina Paolo Foglia. I risultati finali delle campionature eseguite nella piscina e in diversi punti pubblici e privati di Bresso, in seguito ai due casi di infezione che si sono verificati tra Natale e Capodanno, confermano che nelle docce del centro natatorio era presente un discreto numero di colonie di batteri della legionella. L’indice è di circa 10mila colonie presenti. Sono risultati postivi i campioni prelevati nelle docce, nei lavabi e nel serbatoio della caldaia che custodisce l’acqua calda. Di fatto l’intero circuito dell’acqua sanitaria presente nell’impianto. Non quella delle vasche per il nuoto. La buona notizia è che i test compiuti dall’Asl il giorno successivo alle bonifiche, il 7 gennaio, fanno registrare una completa regressione del fenomeno. I batteri sono stati debellati completamente. Sebbene per avere la conferma formale si dovrà aspettare il termine dell’intero periodo di «coltivazione» dei batteri che ha una durata di 10 giorni.

Si attende ora che il sindaco Ugo Vecchiarelli dia l’ok alla riapertura delle docce, permettendo in questo modo all’impianto bressese di via Strada di poter essere operativo in completa sicurezza. Purtroppo, il risultato delle analisi riesce a far luce solamente sulle cause di una delle due infezioni che si sono registrate nelle ultime settimane a Bresso. Uno dei pazienti ha infatti riferito di aver frequentato la piscina fino al 23 dicembre scorso ed è, dunque, plausibile che si sia infettato usando le docce. Il secondo ha confermato di non avere mai frequentato piscine. Dunque l’infezione è stata contratta altrove. Nessuno degli altri campioni ha dato esito positivo. Nemmeno quello prelevato nel suo appartamento. Secondo gli esperti non si può comunque escludere che l’infezione sia stata contratta in casa. Giorgio Ciconali, responsabile del Servizio igiene e sanità pubblica dell’Asl di Milano precisa: «I due ultimi pazienti vivono in case dotate di caldaie autonome che non fanno accumulo di acqua calda. Dunque nei loro impianti sanitari non sono state trovate colonie, tuttavia non si può escludere che siano passate dalla rete idrica in momenti particolari».

rosario.palazzolo@ilgiorno.net