di Roberto Giardina Che sorpresa, what a surprise: l’Italia è il Paese dell’anno secondo The Economist, il settimanale britannico sempre severo nei nostri confronti. Appena a luglio, dopo la vittoria a Londra degli azzurri contro i padroni di casa, la rivista scrisse che l’Italia era campione di calcio, ma non il miglior Paese in Europa. E arrivò ad accusarci di razzismo perché non erano stati convocati giocatori di colore. Già dimenticato Balotelli, e gli insulti sui tabloid londinesi ai due ragazzi di colore che avevano sbagliato i rigori decisivi nella finale? I soliti inglesi cattivi perdenti, a sfatare il pregiudizio che li vorrebbe campioni di fair-play. Ma perché...

di Roberto

Giardina

Che sorpresa, what a surprise: l’Italia è il Paese dell’anno secondo The Economist, il settimanale britannico sempre severo nei nostri confronti. Appena a luglio, dopo la vittoria a Londra degli azzurri contro i padroni di casa, la rivista scrisse che l’Italia era campione di calcio, ma non il miglior Paese in Europa. E arrivò ad accusarci di razzismo perché non erano stati convocati giocatori di colore. Già dimenticato Balotelli, e gli insulti sui tabloid londinesi ai due ragazzi di colore che avevano sbagliato i rigori decisivi nella finale? I soliti inglesi cattivi perdenti, a sfatare il pregiudizio che li vorrebbe campioni di fair-play.

Ma perché quando ci elogiano, voler ricordare il passato, le accuse alla Bella Italia, Paese di osti e camerieri, o i severi giudizi su Berlusconi "not to fit to run Italy", non in grado di governare? Saremmo cattivi vincitori. Sul Cavaliere ognuno è libero di pensare quel che gli pare, lo ha detto perfino lui, ma per i colleghi britannici sarebbe stato il tipico italiano, eravamo tutti inaffidabili, solo pizza e mandolino. L’anno scorso, il nostro Paese veniva ancora giudicato irrilevante. Lo ammette anche l’Economist: eravamo vittime dei nostri politici, e non solo di Silvio.

"L’onore va all’Italia – scrive il settimanale – non per i suoi calciatori che hanno vinto il trofeo più importante d’Europa, non per le sue pop star che hanno vinto l’Eurovision, ma per la sua politica". Il merito è di Mario Draghi se oggi in Europa si parla di "via italiana" per uscire dalla crisi e battere il Covid. I nostri dati su contagi e vaccinati sono i migliori, come si stupiscono i tedeschi. La scelta del green pass? Lungimirante. La rivista copia il modello seguito nelle scuole statunitensi: ogni settimana si segnala lo studente che è migliorato di più, non necessariamente il migliore in assoluto. Un riconoscimento alla buona volontà, più che al risultato, ma alla fine dell’anno si fanno i conti, e non si chiude un occhio sulle insufficienze. "A causa della debolezza dei suoi governanti, gli italiani nel 2019 erano più poveri in confronto al 2000, ma quest’anno l’Italia "è cambiata". Merito di Mario Draghi – giudica il settimanale – con l’ex capo della Bce, l’Italia si è dotata di un presidente del Consiglio competente e rispettato a livello internazionale".

L’unico rischio, e non da poco, che segnala l’Economist, riguarda un eventuale passaggio di Draghi al Quirinale, con la possibilità concreta di "essere sostituito da un primo ministro meno competente". Questo passaggio è stato fatto proprio anche dai sostenitori della tesi “Super Mario resti dov’è“. Lo ha detto Carlo Calenda: "Il 70-80% degli italiani vuole che Draghi rimanga presidente del Consiglio". Lo stesso giudizio si ritrova sia tra i big del Pd sia di Forza Italia. Il dem Andrea Marcucci si augura un "nuovo governo Dreaghi fino al 2023". Stessa linea in Iv. "Draghi fa la differenza", twitta la renziana Maria Elena Boschi. L’azzurro Renato Schifani: "È necessario che il premier forte Draghi resti al governo". Stessa opinione da Lucia Ronzulli.

"È arduo negare che l’Italia di oggi sia un posto migliore di quella del dicembre 2020", conclude l’Economist. Un giro di parole che sembra quasi ammettere l’impossibilità, quasi lo stupore da parte del severo settimanale, per non poterci attaccare in nessun modo. E la fine è addirittura in italiano: "Auguroni!".