di Elena G. Polidori È guerra aperta e dichiarata tra i magistrati e Matteo Salvini sul referendum sulla giustizia. Ad aprire le ostilità è stato il presidente dell’Amn, Giuseppe Santalucia, che ha chiamato le toghe a una "ferma reazione" contro dei referendum che sembrerebbero formulati apposta, a suo dire, per chiedere al popolo un gradimento sulla magistratura. "Il fatto stesso che si porti avanti il tema referendario – ha tuonato dal palco del direttivo dell’Amn – sembra esprimere un giudizio di sostanziale inadeguatezza dell’impianto riformatore messo su dal governo e fa intendere la volontà di chiamare il popolo a una...

di Elena G. Polidori

È guerra aperta e dichiarata tra i magistrati e Matteo Salvini sul referendum sulla giustizia. Ad aprire le ostilità è stato il presidente dell’Amn, Giuseppe Santalucia, che ha chiamato le toghe a una "ferma reazione" contro dei referendum che sembrerebbero formulati apposta, a suo dire, per chiedere al popolo un gradimento sulla magistratura. "Il fatto stesso che si porti avanti il tema referendario – ha tuonato dal palco del direttivo dell’Amn – sembra esprimere un giudizio di sostanziale inadeguatezza dell’impianto riformatore messo su dal governo e fa intendere la volontà di chiamare il popolo a una valutazione di gradimento della magistratura, quasi a voler formalizzare e cristallizzare i risultati dei vari sondaggi di opinione che danno in discesa l’apprezzamento della magistratura".

Dichiarazioni tanto dure da aver fatto sobbalzare il leader della Lega che con i Radicali sta portando avanti la campagna referendaria (già presentati i sei quesiti in Cassazione, il 2 luglio partirà la raccolta firme, ndr). "Il presidente dell’Anm attacca i referendum sulla Giustizia promossi da Lega e Partito Radicale – ha replicato Salvini – e annuncia una ‘ferma reazione’? Parole gravissime. Non si può aver paura dei referendum, massima espressione di democrazia e libertà, e di confrontarsi con il giudizio e la volontà popolare". E quindi, dal palco di piazza Bocca della Verità, a Roma, dove ieri si è svolta la prima manifestazione a sostegno dell’iniziativa, sempre il leder leghista ha rincarato: "In Italia la sovranità appartiene al popolo. Il referendum sono un trionfo di libertà e democrazia. Guai a chi minaccia italiane e italiani, che sono gli unici padroni di questa splendida terra. Se un milione di italiani eserciteranno" il loro diritto, "offriremo un Paese più libero, bello e più giusto", ha continuato.

Certo, il caso Palamara, intercettazioni, inchieste, sino ad arrivare al più scottante caso Amara e alla presunta loggia "Ungheria" hanno creato, in questi ultimi tempi, un grande imbarazzo per la magistratura in genere, ma soprattutto per l’Anm. La proposta referendaria, quindi, impensierisce le toghe che leggono nei quesiti presentati (sull’elezione del Csm, sulla responsabilità diretta dei magistrati, su equa valutazione dei magistrati, separazione delle carriere dei magistrati, limiti agli abusi della custodia cautelare e abolizione della legge Severino) una sorta di delegittimazione della loro funzione e al contempo una richiesta di valutazione sul mondo della giustizia da proporre ai cittadini.

Sempre secondo Santalucia, "lo strumento formidabile per mettere in ombra" quanto il governo sta facendo sul fronte della riforma della giustizia". Su questo punto è intervenuta anche Giulia Bongiorno, ex ministra e senatrice della Lega: "Piano piano è emerso che esiste un gioco di scambio di favori tra magistrati. Basta un magistrato per fare danni enormi. Quando qualcuno viene da me come avvocato e mi dice ‘sono innocente e ho prove che lo dimostrano’, purtroppo gli dico che non basta; noi non stiamo dichiarando guerra ai magistrati indipendenti che non hanno alcun timore di essere dalla parte della giusto".