L’ultimo protocollo nazionale risale allo scorso 6 agosto
L’ultimo protocollo nazionale risale allo scorso 6 agosto
Scuole aperte fino alla prima media ovunque, anche in zona rossa. Forse. Dai Dpcm siamo passati ai decreti legge ma la confusione, quella, resta sempre uguale. La possibilità di sapere con certezza cosa succederà attualmente non esiste. Muta il Coronavirus, ma un protocollo nazionale adeguato non c’è: l’ultimo è quello del 6 agosto, quando di varianti del Covid non si parlava. In attesa che il comitato tecnico-scientifico lo aggiorni, alla Pubblica istruzione fanno sapere che bastano i protocolli regionali per garantire aperture in sicurezza. Ma questi sono, appunto, locali: e dunque diversi l’uno dall’altro. Dal distanziamento all’areazione ognuno va per conto suo per garantire una "scuola sicura". Con il nodo dei trasporti da sciogliere: "Siamo al lavoro con gli enti locali per aumentare i mezzi...

Scuole aperte fino alla prima media ovunque, anche in zona rossa. Forse. Dai Dpcm siamo passati ai decreti legge ma la confusione, quella, resta sempre uguale. La possibilità di sapere con certezza cosa succederà attualmente non esiste. Muta il Coronavirus, ma un protocollo nazionale adeguato non c’è: l’ultimo è quello del 6 agosto, quando di varianti del Covid non si parlava. In attesa che il comitato tecnico-scientifico lo aggiorni, alla Pubblica istruzione fanno sapere che bastano i protocolli regionali per garantire aperture in sicurezza. Ma questi sono, appunto, locali: e dunque diversi l’uno dall’altro. Dal distanziamento all’areazione ognuno va per conto suo per garantire una "scuola sicura". Con il nodo dei trasporti da sciogliere: "Siamo al lavoro con gli enti locali per aumentare i mezzi pubblici – cerca di tranquillizzare il ministro delle Infrastrutture, Giovannini – Fino a giugno ne prevediamo 6.144 in più".

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Capita così che in Puglia il governatore Michele Emiliano abbia una trovata geniale: decideranno le famiglie tra la didattica in presenza e quella a distanza. Significa che il professore sarà in classe, gli studenti forse sì, forse no. Andrà chi vuole, in barba alle indicazioni governative. Grondano indignazione i sindacati: "Non segue le norme nazionali – riassume umori comuni Pino Turi, segretario Uil scuola – urge un intervento dell’esecutivo". Che sta riflettendo se impugnare l’ordinanza pugliese.

In Emilia Romagna a determinare il caos c’è l’eventualità che in qualche classe venga riscontrato un caso di positività: cosa succede a quel punto? Il professore può continuare ad insegnare nelle altri classi, oppure no?

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L’ordinanza emanata l’altro giorno da Stefano Bonaccini non entra nel dettaglio: si limita a notare che, in attesa dell’esito del tampone, il docente può recarsi al lavoro "senza avere contatti con la classe". C’è chi lo interpreta in modo ampio e chi invece restrittivamente, come Donato Tinelli dirigente dell’Istituto Comprensivo Predappio. "Essendo scritto al singolare – spiega – per me significa che il docente non può andare solo nella classe coinvolta". Il caso riguarda essenzialmente le prime medie, ma dà l’idea della difficoltà di districarsi tra le misure.

E che dire dell’Alto Adige? Un provvedimento del governatore Arno Kompatscher stabilisce che gli alunni che non aderiscono ai tamponi “fai da te“ finiscono automaticamente in Dad. Ma il ministro dell’Istruzione, con una circolare, mette in guardia: "L’attuale quadro legislativo nazionale non prevede la possibilità di subordinare la fruizione in presenza dei servizi scolastici all’effettuazione obbligatoria di screening diagnostici".

Quanto al Lazio, il referente scolastico – secondo le faq sul sito della Regione – si deve rivolgere alla Asl competente per stabilire il da farsi: dunque la discrezionalità regna sovrana. Come se non bastasse, si registrano manifestazioni di protesta in varie città italiane per chiedere che tutti gli studenti, indipendentemente dall’età, possano frequentare in presenza anche in zona rossa. "In Toscana il progetto scuole sicure varato a gennaio riguardava proprio i ragazzi più grandi. Peccato che ci siamo dovuti fermare ora causa pandemia", sottolinea l’assessore all’Istruzione Alessandra Nardini. A complicare la situazione si è aggiunto ieri un attacco hacker alla piattaforma Axios che serve il 40% delle scuole italiane: i pirati informatici, dopo aver prelevato migliaia di file, avrebbero chiesto un grosso riscatto in bitcoin – secondo la denuncia grsdel la società fornitrice del servizio alla polizia postale – che non è stato pagato.

Insomma, nonostante gli sforzi che Draghi sta facendo per superare l’anarchia derivata da un sistema costituzionale schizofrenico, regna il caos. Da vedere se il premier continuerà ad usare il guanto di velluto privilegiando il dialogo con i governatori oppure si convertirà alle maniere forti.

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