di Elena G. Polidori La nuova ordinanza sarà firmata nelle prossime ore, dopo che si saranno districati alcuni ‘‘casi’ come quello della Lombardia, ma di fatto, da qui a fine gennaio, non cambierà molto nella colorata geografia delle Regioni italiane. A parte la Lombardia e Sardegna che, per motivi diversi, cambieranno colore per diventare arancioni a partire da domani, il resto della cartina italiana resterà pressoché lo stesso. E malgrado il report dell’Iss parli di "un miglioramento del livello generale del rischio", sono ancora "quattro le Regioni con una classificazione di rischio alto – si legge nel rapporto – vale a dire Sicilia, Sardegna, Umbria e Alto Adige (erano 11 la settimana...

di Elena G. Polidori

La nuova ordinanza sarà firmata nelle prossime ore, dopo che si saranno districati alcuni ‘‘casi’ come quello della Lombardia, ma di fatto, da qui a fine gennaio, non cambierà molto nella colorata geografia delle Regioni italiane. A parte la Lombardia e Sardegna che, per motivi diversi, cambieranno colore per diventare arancioni a partire da domani, il resto della cartina italiana resterà pressoché lo stesso. E malgrado il report dell’Iss parli di "un miglioramento del livello generale del rischio", sono ancora "quattro le Regioni con una classificazione di rischio alto – si legge nel rapporto – vale a dire Sicilia, Sardegna, Umbria e Alto Adige (erano 11 la settimana precedente), 11 con rischio moderato (di cui cinque ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e sei con rischio basso".

Nel dettaglio: Alto Adige e Sicilia restano in zona rossa perché ci sono entrati la settimana scorsa ed il monitoraggio dell’Iss ancora non ha rilevato cambiamenti sostanziali. Con la Sicilia che – per altro – fa segnare un livello di attenzione sempre alto. Comunque, in base alla legge, le regioni che sono entrate in una certa ‘colorazione’ dovrebbero rimanervi per almeno due settimane. E così il Veneto resta in zona arancione così come Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria e Valle D’Aosta. La Liguria, secondo il presidente della Regione, Giovanni Toti, avrebbe dati che la posizionerebbero in zona gialla, ma al ministero intendono rispettare le previste due settimane prima di abbassare la soglia e dichiarare il downgrade. Nella stessa situazione anche Calabria ed Emilia Romagna con quest’ultima che, tuttavia, ha un livello di attenzione considerata ‘moderata’ rispetto a quella ’bassa’ della Calabria e quindi, tra una settimana, potrebbe cambiare ’zona’. Infine, le gialle. Che restano Basilicata, Campania, Molise e Toscana. E anche la provincia di Trento resta gialla anche se, tra una settimana, potrebbe essere la prima regione ad entrare nella nuova ‘zona bianca’. Sempre se – come sembrano indicare i dati di tendenza – i contagi da Sars-CoV-2 saranno pressoché azzerati e le strutture sanitarie saranno ‘libere’ o in grado di far fronte senza problemi all’emergenza. In questa zona – una novità per l’andamento dell’epidemia da un anno a questa parte – rimane obbligatoria la mascherina all’aperto e al chiuso, il distanziamento di almeno un metro tra le persone, il divieto di assembramento e l’obbligo di disinfettare le mani prima di entrare nei locali, ma anche quando si entra in contatto con le altre persone. Ma gli spostamenti sono liberi. Infine, una Regione (Umbria) e una Provincia Autonoma (Bolzano) sono state classificate ad alto rischio per la terza settimana consecutiva; questo prevede specifiche misure da adottare a livello provinciale e regionale in base al documento di prevenzione stilato dall’Istituto e dal ministero della Salute.

Nel report di ieri, i tecnici dell’Iss hanno voluto sottolineare che – dati alla mano – l’incidenza "è ancora lontana da livelli che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti; l’epidemia resta in una fase delicata ed un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è possibile, qualora non venissero mantenute rigorosamente misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale. L’attuale quadro impone ancora incisive misure restrittive".