di Giovanni Serafini Si sono presentati ieri mattina con gli avvocati nel palazzo dell’Ile de la Cité che ospita la Corte d’appello di Parigi: Luigi Bergamin e Raffaele Ventura, due dei tre ex terroristi sfuggiti martedì all’arresto, hanno deciso di costituirsi. Unico latitante rimane per ora Maurizio di Marzio. Luigi Bergamin, 73 anni, ex militante dei Pac (Proletari armati per il comunismo), è stato condannato in Italia a 26 anni di carcere (ridotti poi a 16) per concorso morale nell’omicidio del maresciallo Antonio Santoro, il capo degli agenti di polizia penitenziaria ucciso a Udine da Cesare Battisti nel1978. Vive dal 1985 a Parigi, è stato arrestato più volte, ma la giustizia...

di Giovanni Serafini

Si sono presentati ieri mattina con gli avvocati nel palazzo dell’Ile de la Cité che ospita la Corte d’appello di Parigi: Luigi Bergamin e Raffaele Ventura, due dei tre ex terroristi sfuggiti martedì all’arresto, hanno deciso di costituirsi. Unico latitante rimane per ora Maurizio di Marzio.

Luigi Bergamin, 73 anni, ex militante dei Pac (Proletari armati per il comunismo), è stato condannato in Italia a 26 anni di carcere (ridotti poi a 16) per concorso morale nell’omicidio del maresciallo Antonio Santoro, il capo degli agenti di polizia penitenziaria ucciso a Udine da Cesare Battisti nel1978. Vive dal 1985 a Parigi, è stato arrestato più volte, ma la giustizia francese ha sempre rifiutato di consegnarlo all’Italia. "Non è scappato, semplicemente ieri non era a casa sua", ha detto il suo avvocato Giovanni Ceola. Anche Raffaele Silvio Ventura, ex delle Formazioni comuniste combattenti, non si trovava nel suo domicilio al momento della retata: "Si era trasferito in campagna durante questo periodo di pandemia", ha commentato il suo legale Jean-Pierre Mignard. Cittadino francese dal 1986, Ventura deve scontare 24 anni e 4 mesi per l’omicidio del brigadiere Antonio Custra avvenuto nel 1977 a Milano. Residente in Francia dal 1982, ha la nazionalità francese. "Non ha mai fatto parte delle Br, ha sempre negato i crimini di cui è accusato, dunque rifiuta di essere estradato", ha detto Mignard.

Ieri, dopo aver trascorso la notte nei locali della polizia giudiziaria di Parigi, anche gli altri sette italiani condannati per terrorismo sono arrivati al palazzo di Giustizia: a ognuno di loro il procuratore generale ha letto la notifica di estradizione. Poi ha chiesto agli imputati, come vuole la procedura, se accettavano di essere estradati. Naturalmente tutti hanno rifiutato: è stata quindi avviata ufficialmente una procedura che si annuncia macchinosa e potrebbe durare anche due o tre anni. Molti gli interrogativi che si sono accavallati in queste ore, anche in ambienti francesi vicini a questo gruppo di fuorusciti, su eventuali altri nomi rimasti fuori dall’elenco. Fonti degli inquirenti hanno precisato che le varie liste compilate negli ultimi anni con i nomi di persone fuggite in Francia e con i conti in sospeso con la giustizia italiana sono state di fatto "azzerate".

Nel frattempo tutti e 9 gli ex terroristi fermati sono tornati in libertà con diverse restrizioni, fra cui il divieto di lasciare il territorio francese. Le ‘ombre rosse’, dal nome dell’operazione, hanno dovuto anche lasciare i propri documenti di identità alle autorità giudiziarie e hanno l’obbligo di presentarsi ad ogni convocazione. Da mercoledì prossimo partiranno i processi davanti alla Chambre de l’Instruction della Corte d’Appello di Parigi, che dovrà entrare nel merito, caso per caso, della richiesta di estradizione dell’Italia nei loro confronti. "Si sono stabiliti da tempo in Francia, non esiste il rischio di fuga, sarà sufficiente che ogni giorno vadano a firmare in commissariato", spiegano i legali. Gli avvocati difensori, in prima fila Irène Terrel che rappresenta 5 imputati (Petrella, Alimonti, Cappelli, Manenti e Pietrostefani) si batteranno a colpi di ricorsi per questioni di forma e di sostanza. Nell’ipotesi che la Corte d’appello approvi l’estradizione, faranno appello in Cassazione e al Consiglio di Stato. Dal 1981 a oggi sono state accettate solo due domande d’estradizione, quella di Paolo Persichetti nel 1995 e di Cesare Battisti nel 2004.