A 20 minuti dall’inizio della cerimonia non sapeva ancora che cosa avrebbe suonato. E ha continuato a non saperlo anche a cerimonia finita. Paolo Fresu ieri non ha attinto dal suo repertorio né dal repertorio di altri. Paolo Fresu ieri, al Parco alla Trucca di Bergamo, ha improvvisato, nel senso più alto del termine: ha espresso...

A 20 minuti dall’inizio della cerimonia non sapeva ancora che cosa avrebbe suonato. E ha continuato a non saperlo anche a cerimonia finita. Paolo Fresu ieri non ha attinto dal suo repertorio né dal repertorio di altri. Paolo Fresu ieri, al Parco alla Trucca di Bergamo, ha improvvisato, nel senso più alto del termine: ha espresso quello che sentiva al momento, quello che gli ha ispirato il luogo, la ricorrenza e quest’ultimo anno.

Si stanno facendo le 11 quando il trombettista, a domanda, fa sapere: "Non so che cosa proporrò: lascio che sia questo luogo a suggerirmelo, questi alberi, questo silenzio e i tanti silenzi che a Bergamo hanno scandito questo anno. Ecco, con la mia musica proverò a interpretare il silenzio". Sembra un ossimoro e non c’è neanche il tempo di farselo spiegare: una voce microfonata chiede ai presenti di allontanarsi dal palco dove Fresu sta chinato sulla sua tromba, di prendere ognuno il proprio posto perché sta per iniziare la commemorazione. C’è solo il tempo di strappare a Fresu una piccola promessa: "A cerimonia finita ti faccio sapere". Non sapremo mai. Dovremo lavorare di memoria, ripercorrere con l’orecchio quelle note. E di fantasia, pure: "Il titolo di quello che ho suonato? Potresti darglielo tu. Ho improvvisato, ho seguito l’emozione, le sensazioni. Il primo assolo era un’eco". L’eco del silenzio di ieri, di un anno intero, dei tanti lutti. E infatti è arrivata subito dopo il minuto di silenzio dedicato alle vittime del Covid. "Il secondo era il suono di un grande organo con una nota finale simile ad un grande respiro, un respiro circolare". Il respiro che è mancato in quest’ultimo anno.

Giambattista Anastasio