16 apr 2021

Le mani dei clan sulla Toscana Indagati manager e politici Pd

Inchiesta Dda per infiltrazioni della ’ndrangheta. Nei guai il potentissimo capo di gabinetto di Rossi e Giani

stefano brogioni
Cronaca

di Stefano Brogioni La polvere bianca e un’altra sostanza, scarto delle lavorazioni delle concerie del distretto di Santa Croce sull’Arno. Droga e rifiuti: così la ’ndrangheta fa affari in Toscana. Ma l’inchiesta della Dda di Firenze (22 arresti, decine di indagati) è una bomba, perché nelle carte di una triplice indagine che ha visto collaborare carabinieri del Ros, del Noe e Forestali, accanto a personaggi come Domenico Vitale e Nicola Chiefari, contigui al clan Gallace, ci sono politici e associazioni di conciatori. Il sindaco Pd di Santa Croce, Giulia Deidda, è indagata e inserita in un’associazione per delinquere che, secondo i pm Giulio Monferini ed Eligio Paolini, si sarebbe organizzata per aggirare le leggi sullo smaltimento dei fanghi e influenzare la politica. Tra gli indagati (corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio) il capo gabinetto della Regione, Ledo Gori, il direttore del settore Ambiente, Edo Bernini (abuso d’ufficio) e il consigliere regionale Pd, Andrea Pieroni (corruzione). Decapitati i vertici dei conciatori: ai domiciliari, in esecuzione di un’ordinanza del gip Antonella Zatini, il presidente dell’Associazione Conciatori Alessandro Francioni, l’ex direttore Piero Maccanti e il suo successore Aldo Gliozzi. In carcere Francesco Lerose, crotonese domiciliato a Pergine Valdarno, gestore con moglie e figlio di due impianti, a Pontedera e Levane. Sarebbe stata sua l’idea di cedere il "keu" (il prodotto finale del trattamento dei fanghi di conceria) a un’altra impresa infiltrata dalla ’ndrangheta che stava costruendo la variante della Sr 429. Così sotto la nuova strada tra Empoli e Castelfiorentino sarebbero finite 8mila tonnellate di terra pregna di cromo. Lerose è l’anello di congiunzione con il secondo filone dell’inchiesta, in cui una storica impresa del Mugello, la "Cantini Marino", si sarebbe impadronita del mercato con metodi mafiosi perché infiltrata dalle ’ndrine a loro volta padrone del porto di Livorno, snodo del traffico ...

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