Viviana

Ponchia

Sta scritto nell’Antico Testamento che un colpo di frusta produce lividi ma un colpo di lingua rompe le ossa. E c’è di peggio: anche chi usa la lingua a sproposito ne esce ammaccato. Questa è una pubblica ammissione di colpevolezza. Un tentativo di redenzione. Spettegolare responsabilmente non si può. Perché per quanta soddisfazione possa dare sul momento, il gossip alla fine rompe le ossa a tutti. Danneggia ovviamente colui su cui si spettegola, il pettegolo che alla fine passa per meschino e l’ascoltatore, a sua volta risucchiato nel vortice della diceria.

Bisognerebbe avere il sangue freddo di Mae West che quando veniva accolta da un mellifluo "ho tanto sentito parlare di lei" rispondeva "sì caro, ma non può provare nulla". Invece incassiamo malissimo il fatto di essere circondati da spie in azione su fragili indizi. Fino alla paranoia di credere che su dieci persone che parlano di noi nove ne dicono male e l’unico che ne dice bene lo dice male. La gente mette il becco dappertutto. E oltretutto è una fatica tremenda. Bisogna sapere ascoltare. Fingere. Scavare. Aiutare gli altri a scaricarsi del peso di un segreto. Abbellirlo, farlo girare. È utile appoggiarsi ai professionisti, ma circondarsi di pettegoli alla lunga diventa una purga. E tutto questo perché? Per dire che il farmacista è cornuto e il povero Rosario Chiarchiaro uno iettatore. Ogni volta mi dico domani smetto. Una vera signora non spettegola, fa solo trapelare indiscrezioni.