Mario Arpino Oggi, scoppiata la pace (si fa per dire), cannoni, navi, aerei, industrie e servizi si trovano a combattere veleni aeriformi sempre più insidiosi. No, non si tratta dell’iprite della prima guerra mondiale. Parliamo delle fake news, notizie false ad alto potenziale persuasivo che, nell’era dei social, si amplificano e colpiscono con progressione a catena....

Mario

Arpino

Oggi, scoppiata la pace (si fa per dire), cannoni, navi, aerei, industrie e servizi si trovano a combattere veleni aeriformi sempre più insidiosi. No, non si tratta dell’iprite della prima guerra mondiale. Parliamo delle fake news, notizie false ad alto potenziale persuasivo che, nell’era dei social, si amplificano e colpiscono con progressione a catena.

Cyber-sicurezza e intelligenza artificiale sembrano essere le armi più efficaci (non sempre disponibili) per tentare di neutralizzarle. E forse, in futuro, anche di prevenirle, nel rispetto – s’intende – della libertà e della privacy. È ovvio che l’approccio debba sempre essere scientifico, sistematico, basato anche su parametri di valutazione automatici, ma sopra tutto omogenei tra Governi amici, al fine di restituire interpretazioni comuni. Si, perché ormai siamo alle iniziative governative – anche l’Italia, che ci lavora da anni, ora sembra aver imboccato la strada giusta – considerato che alcuni Paesi non proprio amici dell’Occidente e fortemente concorrenziali sotto ogni profilo, ne stanno facendo largo uso.

Se ne occupa l’Intelligence, che fa capo alla Presidenza del Consiglio, mentre per gli aspetti accademici sono attive le maggiori Università. Nell’ultimo rapporto annuale presentato nel marzo scorso dai nostri Servizi si cita esplicitamente un’impennata del 20 per cento di disinformazione e fake news. Si osserva altresì che nell’anno del Covid-19 "È emerso come attori statuali abbiano tentato di sfruttare le debolezze connesse all’ondata pandemica con campagne disinformanti volte a sfruttare l’onda emotiva in vantaggio strategico di lungo termine".

Questa settimana, nel corso in formato "esteri" del G7, su iniziativa britannica si cercherà di avviare un approccio comune. Anche l’Italia, ormai ben attrezzata, contribuirà con un significativo apporto di esperienza.