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4 giu 2022

Le condizioni della pace in mano a Putin

4 giu 2022
bruno
Cronaca

Bruno

Vespa

Americani e inglesi sono i più determinati perché sperano di fiaccare Putin fino a renderlo inoffensivo per il futuro. La Germania fa un gioco ambiguo, Scholz ha già perso il suo carisma (ammesso che mai l’abbia avuto), gli altri – noi compresi – salvano la dignità con un sostegno coerente, ma con la disperata speranza che si arrivi presto al cessate il fuoco e a un compromesso, visto che stiamo pagando carissime le sanzioni. E noi più degli altri per l’ambiguità energetica del passato e la miopia di legarci a Mosca più del dovuto. La guerra comunque non sarà breve e dobbiamo abituarci anche ai suoi costi, dando credito al governo per studiare le poche contromisure possibili.

La dottrina militare insegna che quando c’è odore di tregua, se non di pace, le battaglie diventano più sanguinose. Ciascuna delle parti cerca di presentarsi alla trattativa con la maggior parte del terreno conquistato o con la minore quantità di quello perduto. L’Ucraina è stata aggredita ed è giusto che la pace si faccia alle sue condizioni. Ma paradossalmente sarà Putin a stabilirle. Se si ritirerà dopo aver occupato il Donbass, sarà possibile mettere in piedi uno di quegli ipocriti meccanismi, come un referendum ad esito scontato tra molti anni e sotto controllo internazionale. Se volesse allargarsi, come temiamo, ogni trattativa sarà impossibile. C’è poi il problema delle stragi. Gli inviati sul campo dicono di aspettarsi altre Bucha di cui per ora non conosciamo il nome. In questo caso, con lo spettro di una nuova Norimberga, ogni pace sarebbe più difficile. Gli esperti mettono in conto l’assenza di accordi e la prosecuzione a tempo indeterminato di una guerra a bassa intensità (come quella combattuta nel Donbass tra il 2014 e il 2022 nel disinteresse dell’opinione pubblica internazionale). I militari delle due parti uccisi in cento giorni sono pari a quelli italiani caduti in un anno intero della Seconda guerra mondiale. Dove arriveremo?

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