Lettere, stampe e foto, del valore di circa 2 milioni, recuperate dai carabinieri
Lettere, stampe e foto, del valore di circa 2 milioni, recuperate dai carabinieri
di Viviana Ponchia Un confratello infedele si aggirava nelle stanze della confraternita dei Battuti Neri di Bra. Cornice medievale dove ancora aleggia l’eco dell’autoflagellazione, da cui il nome. Ma storia attualissima che possiamo chiamare sistemazione clandestina di reperti storici in attesa di opportuno e redditizio collocamento. O, banalizzando, furto dall’archivio di corte dei Savoia. I carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale di Torino e gli esperti della Soprintendenza dei beni artistici del Piemonte hanno trovato nell’insospettabile nascondiglio più di 1.800 documenti antichi sottratti a...

di Viviana Ponchia

Un confratello infedele si aggirava nelle stanze della confraternita dei Battuti Neri di Bra. Cornice medievale dove ancora aleggia l’eco dell’autoflagellazione, da cui il nome. Ma storia attualissima che possiamo chiamare sistemazione clandestina di reperti storici in attesa di opportuno e redditizio collocamento. O, banalizzando, furto dall’archivio di corte dei Savoia. I carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale di Torino e gli esperti della Soprintendenza dei beni artistici del Piemonte hanno trovato nell’insospettabile nascondiglio più di 1.800 documenti antichi sottratti a importanti istituti di conservazione, che adesso torneranno alla Biblioteca Reale di Torino, all’Archivio di Stato e al castello di Racconigi.

Bottino sui 2 milioni di euro composto da fotografie ottocentesce, ritagli di giornale, carte ufficiali, stampe d’epoca. E lettere con firme autografe, tra cui quelle di Emanuele Filiberto di Savoia e Caterina di Russia, moglie dello zar Pietro il Grande.

Nei guai il confratello, che non è un religioso e aveva una mansione di altissima fiducia all’interno degli archivi. Dovrà rispondere delle accuse di ricettazione e impossessamento illecito di beni culturali.

Le confraternite o "confrerie", come venivano chiamate nel Medioevo, avevano la funzione di soccorrere le persone più deboli e bisognose in ogni circostanza, ma specialmente durante le epidemie e le carestie. In pratica svolgevano i compiti di assistenza a cui, nella nostra società provvede, o dovrebbe provvedere, lo Stato. Una specie di reddito di cittadinanza d’antan. Fra gli scopi primari c’erano il culto, la preghiera e la solidarietà verso i confratelli in difficoltà. E in questa missione di bontà a vita i Battuti Neri si proponevano di visitare e soccorrere i carcerati spiritualmente e materialmente, di assistere e confortare i condannati a morte, che accompagnavano fino al patibolo prima di dare loro cristiana sepoltura. Per far fronte ai nobili compiti per i quali era stata istituita, la Confraternita poteva contare su diverse fonti di reddito: le quote annuali obbligatorie versate dai confratelli, l’elemosina raccolta nella chiesa, i lasciti testamentari e gli affitti sui beni immobili di proprietà del sodalizio. Tutto alla luce del sole, non come oggi.

La scoperta dell’accaparramento fuori protocollo è stata possibile grazie allo scrupoloso inventario che la nuova presidenza dell’Arciconfraternita aveva iniziato nel 2012, all’alba del suo insediamento. Allora, vediamo cosa abbiamo in cassaforte. Sorpresa. Questo non è nostro, questo nemmeno. Controlli, verifiche incrociate. Ma qui c’è la storia, un valore culturale immenso. E la mano di ignoti collezionisti in azione da tempo. E la collaborazione del confratello. Roberta Comoglio neo-presidente dei Battuti Neri, si era accorta dell’anomalia durante i lavori di catalogazione del materiale d’archivio: "Ho subito visto che c’erano documenti che non potevano essere in relazione con la nostra storia secolare. A quel punto, oltre a non averli riconosciuti come "nostri", ho provveduto subito ad avvisare la Soprintendenza e i carabinieri".