Una manifestazione di no vax a Milano: «Noi non siamo cavie»
Una manifestazione di no vax a Milano: «Noi non siamo cavie»
di Luca Bolognini Più la spari grossa, più ti cliccheranno. La legge delle smargiassate e delle follie che si ascoltano nei bar si replica sui social. È una regola vecchia come l’uomo: l’assurdo e l’impossibile sono più interessanti della verità. Ma le nuove tecnologie hanno permesso di misurare (fino a un certo punto) quanto cresca l’interesse degli utenti che si imbattono su una cyber-bufala. Il risultato? Secondo uno studio congiunto di New York University e università Grenoble Alpes, è di ben sei volte. I ricercatori hanno analizzato il traffico di Facebook tra l’agosto 2020 e il gennaio 2021. Le testate online note per...

di Luca Bolognini

Più la spari grossa, più ti cliccheranno. La legge delle smargiassate e delle follie che si ascoltano nei bar si replica sui social. È una regola vecchia come l’uomo: l’assurdo e l’impossibile sono più interessanti della verità. Ma le nuove tecnologie hanno permesso di misurare (fino a un certo punto) quanto cresca l’interesse degli utenti che si imbattono su una cyber-bufala. Il risultato? Secondo uno studio congiunto di New York University e università Grenoble Alpes, è di ben sei volte.

I ricercatori hanno analizzato il traffico di Facebook tra l’agosto 2020 e il gennaio 2021. Le testate online note per propagare fake news hanno ricevuto sei volte il numero di condivisioni, like e interazioni rispetto a media tradizionali come la Cnn o fonti autorevoli come l’Organizzazione mondiale della sanità. Si tratta dell’ennesima picconata alla creatura di Mark Zuckerberg, accusata ormai da diversi anni di dare più attenzione a chi pubblica bufale.

La risposta di Facebook non si è fatta attendere. "Questo studio analizza il modo in cui le persone interagiscono con i contenuti, un dato – ha precisato Joe Osborne, portavoce del social blu – che non dovrebbe essere confuso con le visualizzazioni. Basta guardare ai contenuti che raggiungono più persone, per capire quanto la realtà sia lontana da questa analisi". Peccato solo che Facebook non renda pubblico, nemmeno ai ricercatori, il numero di impressioni e che il report trimestrale con la classifica degli argomenti più visualizzati, secondo quanto hanno scoperto i cronisti del Washington Post, sia stato, almeno in un’occasione, manipolato dai vertici di Menlo Park. "Avevano paura che l’originale – ha spiegato la gola profonda – generasse un’ondata di cattiva stampa sull’azienda".

La ricerca, quindi, si è basata sulle categorizzazioni di NewsGuard e Media BiasFact check. Le due società, nel tempo, hanno schedato migliaia di testate su Facebook a seconda della loro inclinazione politica e la propensione a rispettare la verità. Secondo lo studio, l’effetto bufala, ovvero il maggior numero di interazioni, è indipendente dall’ideologia. Ma i profili conservatori hanno una tendenza maggiore a pubblicare fake news. Una conclusione simile a quella a cui era già arrivato un report interno di Facebook stilato nel 2018 e che riecheggia i risultati ottenuti da uno studio analogo condotto però su Twitter.

E così le critiche nei confronti del social, accusato di dare maggior spazio a contenuti ingannevoli e provocatori, che spesso vanno a rinforzare i pregiudizi degli utenti, sono subito tornate a piovere. Le teorie del complotto sul Covid, così come i più strampalati retropensieri sui vaccini – "C’è dietro Bill Gates", "Ci iniettano microchip per controllarci" – hanno una media molto alta di interazioni e potrebbero aver influenzato un gran numero di utenti. Tanto che secondo un recente studio condotto dal Covid States Project, gli americani che utilizzano Facebook come fonte primaria sul Coronavirus sono meno intenzionati a farsi vaccinare (20%) rispetto a chi predilige la televisione (dal 9% di guarda Cnn al 19% di chi segue Fox News). Ma anche questa è una verità che il popolo del social blu non leggerà.