Andrea ha 28 anni e vive in strada dopo aver perso il lavoro. Per lui è gara di solidarietà
Andrea ha 28 anni e vive in strada dopo aver perso il lavoro. Per lui è gara di solidarietà

Milano, 22 gennaio 2015 - Una mobilitazione straordinaria e trasversale. Grandi e piccoli impenditori del Veneto e del Meridione, brand riconosciuti e ditte a conduzione famigliare, liberi professionisti e insegnanti, dipendenti pubblici e studenti, pensionati e italiani residenti all’estero: c’è tutto il Paese nelle oltre cento mail inviate ieri alla nostra redazione per porgere un aiuto ad Andrea, il ragazzo di 28 anni che, rimasto senza lavoro, da maggio 2014 vive in strada, mangia alle mense dei Francescani, gira di agenzia interinale in agenzia interinale a caccia di lavoro e dorme sotto i portici di piazza San Babila. Sognando di tornare a fare quello faceva fino a qualche anno fa: l’impiegato contabile, esperto in «cicli passivi».

Il Paese c’è e nonostante tutti i guai sa ancora indignarsi, ha ancora un grande cuore. Leggere per credere la mail inviataci da Paola B: scrive di avere 56 anni, di ritirare il pacco degli alimenti alla Caritas, di aver subito tre sfratti. Eppure scrive anche che, per quanto nelle sue possibilità, vuole fare una piccola donazione. Chiede, suggerisce di aprire un conto corrente per Andrea. Leggere per credere le mail inviateci da Luigi o da Giovanni o da tanti altri tra imprenditori e artigiani che, nonostante le tasse e la crisi, un posto per il giovane senzatetto sono pure disponibile a trovarlo.

E poi le donne, il cuore di mamma: l’insegnante che ha i figli ormai sistemati altrove e una camera libera che potrebbe fare al caso di Andrea, la pensionata che alla vita non ha più nulla da chiedere perché, dopo aver ricevuto vuole dare. E ancora i giovani e l’incredibile capacità di immedesimarsi in quel ragazzo: «Potrebbe capitare a me. E non è giusto». Ecco, allora, che c’è chi offre un posto letto nella stanza in affitto accanto all’Università, chi si scusa perché non ha altro da offrire che una serie di link dove sono pubblicati diverse offerte di lavoro, chi incita Andrea a non mollare, chi si paga gli studi lavorando al bar e ha già chiesto al titolare di locale se per Andrea c’è posto.

Un Paese, questo, che nonostante i guai, sa ancora indignarsi. E non è poco. Leggere per credere Paolo che invita Andrea a seguire l’esempio del figlio volato a Sidney, dove ora è felice, e ritiene che la storia di Andrea sia l’esempio della «decadenza del Paese». Decine e decine le mail nelle quali piccoli ma coraggiosi capitani d’impresa si dicevano «basiti» e «incazzati» (sì, uno ha scritto proprio così) per il destino finora toccato ad Andrea. Nessuno lo accetta. L’Italia concreta e che non si perde d’animo, pure: c’è chi ha inviato estratti di note giuridiche secondo le quali Andrea potrebbe aver diritto a qualche forma di indennizzo, dopo che ha perso il posto nella multinazionale. Sono più di cento le mail arrivate ieri in redazione, senza contare i commenti e le offerte di lavoro e aiuto affidate ai social network. Ci scusiamo fin da ora perché non siamo stati in grado di rispondere a tutti. Ad Andrea però sono stati proposti colloqui di lavoro, li ha già in agenda. Meglio incrociare le dita, ma non è escluso che questa storia possa avere un lieto epilogo. Chiunque voglia offrire un lavoro al ragazzo, continui a scriverci. Risponderemo a tutti. IL SEGUITO DELLA VICENDA giambattista.anastasio@ilgiorno.net