20 feb 2022

L’Atalanta è la Dea dei due mondi Anche la provinciale fa l’americana

Bergamo, si chiude un’era nel vivaio del calcio italiano. Metà delle quote al proprietario dei Boston Celtics

fabrizio carcano
Cronaca
Da provinciale del calcio italiano, l’Atalanta nell’ultimo quinquennio è diventata una realtà importante nei tornei continentali
Da provinciale del calcio italiano, l’Atalanta nell’ultimo quinquennio è diventata una realtà importante nei tornei continentali
Da provinciale del calcio italiano, l’Atalanta nell’ultimo quinquennio è diventata una realtà importante nei tornei continentali

di Fabrizio Carcano Da ieri l’Atalanta Bergamasca Calcio è la Dea dei due mondi. La piccola provinciale orobica è diventata una realtà intercontinentale, con quasi la metà delle quote cedute al finanziere statunitense Stephen Pagliuca, businessman di origini italiane per 200 milioni di euro. Dea a stelle e strisce, ma sempre Bergamasca, come ricorda il suo secondo nome, per le solide radici dell’altro suo co-owner Antonio Percassi da Clusone. Che ha voluto mantenere il 52% delle quote e la carica di presidente. Per avere un ruolo decisivo. E di garanzia. Sul futuro dell’Atalanta, radicata al suo terreno, duro e pietroso. E ad un popolo che si immedesima come pochi altri in questo club, simbolo di un’intera comunità di poche parole e tanto lavoro, spesso manuale. A Bergamo hanno reagito con stupore e incredulità alla notizia. Finora l’Atalanta era sempre stata in mani di famiglie storiche bergamasche. I Bortolotti, i Ruggeri, i Percassi, affiancati da piccoli imprenditori locali. E adesso arrivano gli americani. Robe da milanesi mugugnano nei bar i tifosi. Increduli. I più anziani persino spaventati sul futuro. Figlio di un presente che corre velocissimo. Anche per la Dea, che per decenni è stata il simbolo di quella realtà semplice che partiva dagli oratori delle parrocchie bergamasche, o al massimo delle province confinanti, dove crescevano a preghiere e pallone talenti immensi, da Scirea a Donadoni, da vendere a peso d’oro ai ricchi club delle grandi metropoli, Milano, Roma, Torino sponda bianconera, Giganti rispetto alla piccola Bergamo provinciale, che negli anni ha mantenuto lo stesso copione adeguandolo ai tempi: con gli oratori a sfornare i Gagliardini, i Bastoni, i Caldara, da svezzare nel vivaio e rivendere a peso d’oro. Da qualche anno però a Bergamo le cose stavano cambiando, inevitabile quando il livello sale e in città ti arrivano il ...

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