Viviana

Ponchia

Alla vigilia dell’uscita di “No time to die“ Daniel Craig toglie l’ultima illusione: il prossimo James Bond non sarà una donna. Perché? Perché non è possibile. Io sospiro di sollievo. E sono d’accordo con lui, anche se per le ragioni sbagliate. Diplomatico e galante, nell’asfissia della correttezza politica l’attore inglese mette le ali al pensiero: per una donna dovrebbero esserci parti migliori, non è detto che per essere inclusivi sia indispensabile arruolare una ragazza. Amo quest’uomo. E amo molto meno Pierce Brosnan che invece fa il galletto e invita a mettere i tacchi al posto dello smoking perché sarebbe "esilarante ed eccitante", sai che spasso.

Sì, è vero: fare 007 non dovrebbe essere la meritata promozione dopo decenni passati a strisciare nel suo letto. Ma il punto non è questo. Il punto è che James Bond – maschilista, maschio alfa, sciupafemmine calcolatore, narcisista senza possibilità di redenzione – è l’ultima certezza che ci (mi?) resta. Un sogno. E come tale esagerato. Forse un po’ osceno. Se aveste coraggio lo ammettereste: incarna tutto quello che un uomo vorrebbe essere nella vita. Ha un rasoio, un progetto motorio esaltato dagli abiti di sartoria, una missione che porta sempre a termine. È davvero avvilente perdere la testa per un uomo così? O non volerne proprio sapere di vedere una donna al posto suo? Certe cose vanno lasciate come sono. Sandokan ha barba e scimitarra e James Bond la pistola nei pantaloni, per fare sesso sicuro.