di Raffaele Marmo Amarsi, non si sono mai amati. Anzi. Solo che nessuno, fino all’altro ieri, immaginava che la distanza "antropologica" e la conseguente assenza di un vero canale di comunicazione potessero portare a una deflagrazione così eclatante come quella esplosa con la proclamazione dello sciopero generale. Eppure, che Maurizio Landini non vedesse di buon occhio l’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi non era un mistero dentro e fuori le sedi sindacali. Così come non lo era il sostegno e il favore che, fino all’ultimo, il leader della Cgil ha manifestato per Giuseppe Conte e per la prosecuzione del suo governo: non a caso, del resto, dal settembre del 2019, dalla fine dell’esecutivo giallo-verde, l’attuale capo dei grillini è stato sempre uno degli ospiti...

di Raffaele

Marmo

Amarsi, non si sono mai amati. Anzi. Solo che nessuno, fino all’altro ieri, immaginava che la distanza "antropologica" e la conseguente assenza di un vero canale di comunicazione potessero portare a una deflagrazione così eclatante come quella esplosa con la proclamazione dello sciopero generale.

Eppure, che Maurizio Landini non vedesse di buon occhio l’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi non era un mistero dentro e fuori le sedi sindacali. Così come non lo era il sostegno e il favore che, fino all’ultimo, il leader della Cgil ha manifestato per Giuseppe Conte e per la prosecuzione del suo governo: non a caso, del resto, dal settembre del 2019, dalla fine dell’esecutivo giallo-verde, l’attuale capo dei grillini è stato sempre uno degli ospiti d’onore delle kermesse cigielline. Lungo un asse mai interrotto che arriva fino a Massimo D’Alema, altro mentore dell’ex capo dei metalmeccanici rossi.

Il risultato, come raccontano più fonti, è stato una sorta di tregua armata con Draghi o, peggio, di sopportazione reciproca che si è tradotta nel corso dei mesi, da febbraio in avanti, in una serie di impuntature e ripicche che hanno visto come protagonista principalmente Landini. Basti pensare che anche su un dossier-chiave della lotta alla pandemia, come il green pass per i lavoratori e per il loro accesso alle mense aziendali, la contestazione delle misure varate dall’esecutivo è stata costante e crescente, almeno fino all’assalto di Forza Nuova alla sede del sindacato di Corso d’Italia.

A quel punto, con la visita di solidarietà del premier agli uffici sindacali devastati, sembrava che il clima fosse cambiato o potesse cambiare. Almeno questo è quello che hanno sperato dalle parti del Nazareno, per tentare di tenere insieme il sindacato di riferimento e l’ex numero uno della Bce. Ma l’illusione è durata poco.

Chiuso, più per necessità che per convinzione, il fronte dello scetticismo sugli interventi anti-Coronavirus, Landini ha aperto quello sulla manovra, tra pensioni e fisco, con la concertazione mancata a far da corollario alle critiche feroci che giorno dopo giorno sono state mosse al premier e al suo governo. Peccato, però, come osservano i riformisti rimasti in anonimato dentro la stessa Cgil, che sulla previdenza il negoziato non è neanche partito e, per il 2022, è comunque passato un compromesso accettabile sul dopo Quota 100 e che, sulla revisione dell’Irpef, l’accordo è stato raggiunto tra tutti i partiti di maggioranza, Leu compresa, senza che nessuno abbia mosso una riserva quando il ministro dell’Economia, Daniele Franco, ha tirato le somme con i capi-delegazione delle forze politiche.

E poco vale lo scontro successivo in Consiglio dei ministri sulla proposta dello stesso Draghi di congelare il taglio dell’Irpef per i redditi più elevati: le risorse per fronteggiare il caro-bollette si sono comunque trovate.

Insomma, il merito dello sciopero appare, nell’entourage del premier, largamente pretestuoso. Ma anche il metodo lascia ampiamente a desiderare. "Landini, insomma, non è Trentin e neanche Lama", si fa sapere.

E così si torna al punto di partenza: Landini ha scelto lo scontro per un calcolo politico deliberato. A prescindere, si direbbe. Perché da un lato il feeling con Draghi è inesistente e, dall’altro, l’obiettivo è porsi come il capo di un eterogeneo fronte di protesta sociale e politica più o meno indistinta, più o meno populista.

Ma, in tutto questo, non è secondario quello che riguarda i rapporti umani tra le persone. Con Conte, ma solo per ragioni di relazioni personali, non sarebbe mai accaduto quello che si vede in queste ore: ma, d’altra parte, con l’ex presidente del Consiglio, il numero uno della Cgil ha avuto una "concertazione quotidiana" informale come nessun altro leader sindacale. E, come raccontano i beninformati, questo dialogo intenso non si è mai interrotto. Con Draghi non è neanche cominciato.