30 mar 2022

Lanciarazzi Javelin, l'arma decisiva. Fanno a pezzi i tank russi

Frenano l’avanzata dei mezzi corazzati e abbattono elicotteri. L’appello all’Occidente: "Non ci servono più uomini, mandate queste armi"

salvatore garzillo
Cronaca
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Un militare ucraino con in spalla un FGM-148 Javelin, missile anticarro portatile

Est di Kharkiv, la linea del fronte è a un chilometro e mezzo. Quando arriviamo all’avamposto ucraino un soldato sta riponendo un lanciarazzi a spalla. È un Dynamit-Nobel Panzerfaust-3, arma di fabbricazione tedesca arrivata come supporto dalla Germania. "Lo abbiamo appena usato – racconta il sergente Ihor Filimor –. Un elicottero russo ha bombardato le nostre linee più avanti ma lo abbiamo respinto con i razzi da terra". Sono passate da poco le 9 e le due artiglierie hanno già svegliato da tempo il nemico, i bombardamenti vanno avanti tutto il giorno in un tira e molla che a volte serve per conquistare poche centinaia di metri. Ci spingiamo fino a Zernove, un pugno di case sulla frontline diventate il bersaglio dei carri armati russi e il riparo di quelli ucraini. Dentro ci sono civili che hanno finito le preghiere. La sosta è breve perché i tank di Putin sono in movimento.

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Chi ha detto che i i russi si stanno ritirando non conosce la situazione sul fronte di Kharkiv, dove in alcuni punti gli eserciti sono lontani appena 400 metri. Sono tanto vicini da non poter usare le mitragliatrici perché il nemico individuerebbe subito la posizione e colpirebbe con i mortai. E quindi si va avanti così, con razzi dall’alto. "In questo momento non abbiamo bisogno di più uomini ma di più armi – continua il sergente –. Soprattutto di Javelin, molto efficaci contro i tank. Con questi la mia squadra ha distrutto un Amv (mezzo corazzato, ndr) e un carro armato". Ha le mani in tasca, fuma e si guarda continuamente attorno. A pochi metri c’è una cassa tubolare scura che protegge proprio uno dei Javelin di cui parlava, anche questa da utilizzare a spalla ma prodotta dagli americani Raytheon e Lockheed Martin. Pesa circa 20 chili e ha una potenza di fuoco che gli consente di abbattere elicotteri e distruggere carri. E sono tanti quelli che troviamo lungo tutto l’arco che da nord-est arriva in basso fino a sud-est. Tanti i carri russi con la Z disegnata sul fianco, la lettera che indica la provenienza dal fronte orientale. Quando non sono completamente compromessi, gli ucraini cercano di ripararli e riconvertirli per usarli contro gli invasori.

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"Questo non è solo un tank, è un mezzo antiaereo", spiega il comandante di una brigata che assieme ai suoi uomini ha da poco rilevato un veicolo russo lungo la E40 in direzione del Donbass, la strada della morte, un rettilineo di distruzione su cui restano carcasse di auto e cadaveri sparsi ovunque. Per centinaia di metri. In alto, su un terrapieno, c’è il corpo di un uomo che era riuscito a fuggire dall’auto in fiamme e che è stato raggiunto e ucciso con un colpo alla tempia. Poco più avanti un altro sconosciuto giace rannicchiato al centro della carreggiata, davanti a un muro di camion esplosi. "Attento a dove metti i piedi, potrebbe essere minata questa zona", suggerisce un militare. Un altro urla, fa segno di raggiungerlo. Ai piedi di una collina c’è il cadavere di un soldato russo. Dallo stato del corpo sembra sia lì da un paio di giorni. Forse la sua posizione era lì in cima, dove resta abbandonato un razzo anticarro. Di quelli a spalla, come quelli dei suoi nemici, ma di un altro produttore.

 

 

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