di Simona Ballatore A Milano si parlava (e scriveva) dell’"America" 150 anni prima della scoperta dell’America. La prova è racchiusa in un libro inedito del 1340 , la Cronica universalis, scritta dal domenicano Galvano Fiamma. Opera che, destino vuole, è stata ritrovata proprio nel Nuovo Continente. Sulle sue tracce si sono messi sei anni or sono gli studenti dell’Università degli Studi di Milano insieme al timoniere Paolo Chiesa, docente di Letteratura latina medievale e umanistica. "Il codice in origine si trovava nella biblioteca dei monaci di Sant’Ambrogio, che fu poi dismessa in epoca napoleonica. I loro manoscritti andarono dispersi", spiega Chiesa, che come altri storici medievalisti aveva incontrato la sua descrizione tra i cataloghi d’asta. Si sapeva della sua esistenza, ma...

di Simona Ballatore

A Milano si parlava (e scriveva) dell’"America" 150 anni prima della scoperta dell’America. La prova è racchiusa in un libro inedito del 1340 , la Cronica universalis, scritta dal domenicano Galvano Fiamma. Opera che, destino vuole, è stata ritrovata proprio nel Nuovo Continente. Sulle sue tracce si sono messi sei anni or sono gli studenti dell’Università degli Studi di Milano insieme al timoniere Paolo Chiesa, docente di Letteratura latina medievale e umanistica. "Il codice in origine si trovava nella biblioteca dei monaci di Sant’Ambrogio, che fu poi dismessa in epoca napoleonica. I loro manoscritti andarono dispersi", spiega Chiesa, che come altri storici medievalisti aveva incontrato la sua descrizione tra i cataloghi d’asta. Si sapeva della sua esistenza, ma nessuno era mai riuscito a vederlo. Dagli anni Novanta era custodito nella casa newyorchese di un collezionista privato, con cui il docente della Statale è riuscito a mettersi in contatto. Ha preparato i bagagli ed è riuscito a fotografare il manoscritto nel 2015. Sulla base di quegli scatti è nato un progetto didattico, sono state assegnate tesi di laurea ed è iniziato il viaggio nel tempo che ha visto una decina di studenti passarsi il testimone. Compito dei laureandi trascriverlo – non è stato semplice, soprattutto nei punti in cui l’inchiostro va a svanire – leggerlo, interpretarlo ma anche individuare le fonti di Fiamma.

L’America non è stata una scoperta immediata, ci si è arrivati verso la fine. "Abbiamo trovato questa sorprendente citazione, con la prima menzione di questa terra sconosciuta", racconta Chiesa. "I marinai che percorrono i mari della Danimarca e della Norvegia dicono che oltre la Norvegia, verso settentrione, si trova l’Islanda. Più oltre c’è un’isola detta Grolandia...; e ancora oltre, verso occidente, c’è una terra chiamata Marckalada", scrive in latino Galvano Fiamma, tradotto dalla studentessa Giulia Greco, ora dottoranda all’Università di Trento. "Gli abitanti del posto sono dei giganti – si legge ancora –: lì si trovano edifici di pietre così grosse che nessun uomo sarebbe in grado di metterle in posa, se non grandissimi giganti. Lì crescono alberi verdi e vivono moltissimi animali e uccelli. Però non c’è mai stato nessun marinaio che sia riuscito a sapere con certezza notizie su questa terra e sulle sue caratteristiche".

Ecco Marckalada, l’America prima dell’America. "Che ci fossero state esplorazioni oltre l’Atlantico da parte dei vichinghi si sapeva già e questo trova eco in certe saghe vichinghe e norrene (dove è chiamata Markland, ndr) – spiega Chiesa –, ma sono notizie leggendarie, non libri di storia. E soprattutto finora nessuno era al corrente che queste voci, queste leggende, circolassero in un luogo diverso dalla Scandinavia". Il continente americano entrò nell’orbita delle conoscenze europee con la spedizione del 1492 di Cristoforo Colombo. Come faceva Fiamma a esserne venuto a conoscenza 150 anni prima a Milano? "Utilizza fonti genovesi nella Cronica, è probabile che furono davvero i marinai a raccontare di quelle terre e questo dà corpo all’ipotesi che a Genova, 150 anni prima di Colombo, si avesse il sentore che qualcosa al di là dell’oceano ci fosse. Una precognizione che può avere influenzato le idee di Colombo. Chissà. Ma è un indizio che apre le porte a nuove ricerche".

Intanto lo studio è stato pubblicato sulla rivista Terrae incognitae e il viaggio continua: obiettivo, col coordinamento della ricercatrice Federica Favero, pubblicare un’edizione dell’intera Cronica universalis "perché se tante parti non sono altrettanto interessanti e ripetono notizie che già circolano, è anche vero che il dettaglio sorprendente si coglie nell’insieme". Ci vorranno almeno un paio d’anni. Si conta di ingaggiare alleati interessati a sostenere gli esploratori della storia. E arrivati al traguardo si spera anche di valorizzare e far conoscere al grande pubblico Galvano Fiamma, colui che scrisse dell’America prima dell’America ma non solo.