L’America, il voto e gli aiuti per Kiev. Gli analisti: disimpegno temporaneo

Alcaro (Iai): "Solo i trumpiani contrari al sostegno militare". Margelletti (Cesi): l’alleanza non è in dubbio. I ministri degli Esteri dell’Ue si riuniscono nella capitale ucraina: "Il futuro del Paese invaso è nell’Unione".

L’America, il voto e gli aiuti per Kiev. Gli analisti: disimpegno temporaneo
L’America, il voto e gli aiuti per Kiev. Gli analisti: disimpegno temporaneo

ROMA

Consiglio Europeo esteri a Kiev per ribadire che il sostegno europeo non si ridurrà. "L’Europa – dice l’alto rappresentate della politica estera dell’Ue, Josep Borell – resta unita nel sostegno all’Ucraina. Non vedo alcuno stato membro venir meno agli impegni presi. Faremo lo stesso e di più: ho proposto un nuovo fondo da 5 miliardi per la fornitura di armi a partire dal prossimo anno e sottolineo che il piano di pace presentato da Zelensky è l’unico possibile". Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, annuncia che l’Italia è pronta a varare un ottavo pacchetto di aiuti militari (con in particolare nuove armi antiaeree) e si è assunta il “patronato“ della ricostruzione di Odessa, e la sua omologa tedesca Annalena Baerbock ha ribadito che "il futuro dell’Ucraina è nell’Ue, in una comunità di libertà che si estenderà da Lisbona a Lugansk".

All’indomani della vittoria in Slovacchia del populista di sinistra Fico, che ha promesso di non inviare più aiuti all’Ucraina, e dell’accordo raggiunto in America tra democratici e repubblicani per evitare il default del bilancio congelando una tranche di 6 miliardi di dollari aiuti all’Ucraina, la Casa Bianca conferma che gli aiuti non si ridurranno e il presidente Biden lo ribadirà oggi agli alleati in un giro di telefonate. "La questione – ha dichiarato il ministro degli Esteri ucraina, Dmytro Kuleba è stabilire se quanto accaduto al Congresso americano sia stato un incidente o qualcosa di sistemico. E io credo sia stato un incidente, legato alle trattative per lo shutdown".

"Quello che è successo al Congresso non è niente di irreparabile e definitivo – osserva Riccardo Alcaro, coordinatore delle ricerche dell’Istituto Affari internazionali – è un segnale certo non positivo ma che non va sovrastimato. Gli aiuti a Kiev sono uno dei temi usati dall’ala radicale del Partito repubblicano per attaccare strumentalmente Biden. Ma il Partito repubblicano è diviso e nel Congresso c’è complessivamente una maggioranza a favore. Il danno che i repubblicani farebbero a se stessi votando contro l’Ucraina sarebbe maggiore dei presunti vantaggi. Non solo. Se ve ne sarà la necessità Biden potrà inserire gli aiuti in un disegno di legge omnibus come la “National defence appropration“ che stanzia i fondi per la Difesa, quest’anno 150 miliardi di dollari, e alla quale sostanzialmente tutti votano a favore. Gli aiuti quindi continueranno. Quanto alle presidenziali, solo un candidato repubblicano si è detto contro agli aiuti a Kiev e ho molti dubbi che una eventuale vittoria di Trump porterebbe ad una riduzione degli aiuti miliari". "Relativamente alla Slovacchia – aggiunge – la vittoria del filoputiniano Fico vale per quello che vale. Militarmente pochissimo, ma è vero che creerà un asse con l’Ungheria che potrà creare problemi per l’approvazione delle sanzioni Ue. Ma l’alternativa esiste: sanzioni da tutti gli altri Paesi. Per le elezioni europee c’è da attendersi che i candidati sovranisti e populisti chiederanno di bloccare o mandare meno armi in Ucraina, ma si tratta di numeri minoritari dato che i centristi, popolari in testa, e i socialisti sono fortemente pro Ucraina e la stessa Giorgia Meloni, presidente del gruppo Conservatori e riformisti europei, è nettamente a favore del sostegno militare all’Ucraina".

"Quanto successo al Congresso americano e la vittoria di Fico in Slovacchia – osserva Andrea Margelletti, presidente del Cesi, il Centro Studi Internazionali – sono questioni nettamente separate e non indicano un trend. Biden aveva la necessità di non avere lo shutdown e ha concesso uno stop momentaneo ai finanziamenti per Kiev, ma nessuno in America vuole la sconfitta dell’Ucraina. Gli aiuti continueranno. Quanto all’Europa, il tema degli aiuti militari all’Ucraina è entrato nel dibattito politico, e sarebbe strano il contrario, ma non credo che ci siano Paesi che si sgancino, certo non quelli che contano. Non è la Slovacchia, con tutto il rispetto, a cambiare gli assetti dell’Europa".

Alessandro Farruggia