Una protesta degli indios per la distruzione della foresta amazzonica
Una protesta degli indios per la distruzione della foresta amazzonica
L’ultima fake news l’ha dispensata a Roma, a margine del G20 (dove, peraltro, è stato quasi ignorato dai colleghi capi di Stato). "Ci sono molte critiche contro di me per quanto riguarda l’Amazzonia. Però l’Amazzonia non prende fuoco, è una foresta umida, prende fuoco soltanto nelle sue zone periferiche, qui ci sono stati disboscamenti illegali che noi combattiamo". Le immagini degli immani roghi che devastano i 6,7 milioni di ettari di foresta amazzonica (che a larga maggioranza sono in Brasile) sono lì a smentirlo. Sotto il governo del presidente Bolsonaro, fortemente sostenuto dalla lobby agraria, le multe per disboscamento illegale sono diminuite del 42%, gli incendi boschivi sono raddoppiati rispetto al decennio precedente mentre il tasso di deforestazione è aumentato dell’88%. Ma Jair Messias Bolsonaro, 66 anni, 13...

L’ultima fake news l’ha dispensata a Roma, a margine del G20 (dove, peraltro, è stato quasi ignorato dai colleghi capi di Stato). "Ci sono molte critiche contro di me per quanto riguarda l’Amazzonia. Però l’Amazzonia non prende fuoco, è una foresta umida, prende fuoco soltanto nelle sue zone periferiche, qui ci sono stati disboscamenti illegali che noi combattiamo". Le immagini degli immani roghi che devastano i 6,7 milioni di ettari di foresta amazzonica (che a larga maggioranza sono in Brasile) sono lì a smentirlo. Sotto il governo del presidente Bolsonaro, fortemente sostenuto dalla lobby agraria, le multe per disboscamento illegale sono diminuite del 42%, gli incendi boschivi sono raddoppiati rispetto al decennio precedente mentre il tasso di deforestazione è aumentato dell’88%. Ma Jair Messias Bolsonaro, 66 anni, 13 bisnonni su 16 italiani (veneti, calabresi e toscani), ex artigliere e parà dell’esercito brasiliano, è uno che ama le posizioni estreme, sovraniste, populiste.

È uno che preferirebbe avere "un figlio morto piuttosto che un figlio gay", che non sopporta il multilateralismo e che ha affermato senza vergogna che "l’Amazzonia è una vergine che ogni pervertito straniero vorrebbe possedere". Già, l’Amazzonia, è uno dei suoi leitmotiv. "È falso sostenere che l’Amazzonia fa parte del patrimonio dell’umanità, è il polmone del mondo", ha dichiarato Bolsonaro all’Onu nel 2019, accusando alcune nazioni di "comportarsi in modo coloniale verso il Brasile". E agli indios ha preferito l’industria dell’allevamento, della soia e del legno al punto che l’Associazione dei popoli indigeni del Brasile (Apib) ha chiesto formalmente alla Corte penale internazionale (Cpi) di aprire un’inchiesta su di lui con l’accusa di genocidio, ecocidio e politica anti-indigena.

Quanto al clima, Bolsonaro è stato da sempre un negazionista, si è espresso sui social contro "la favola dell’effetto serra", e uno dei suoi cavalli di battaglia nella campagna presidenziale del 2018 è stata la promessa di uscire dall’accordo di Parigi, seguendo l’esempio di Trump. Promessa che si è poi rimangiato una volta eletto ma ha comunque ritirato l’offerta di ospitare COP25 che doveva tenersi nel 2019. E poi c’è il Covid. Nonostante l’epidemia abbia colpito duro in Brasile, Bolsonaro è sempre stato contrario a lockdown e misure incisive, ha sostenuto terapie inefficaci come quella con la clorochina, diffondendo anche fake news sui social. La Commissione d’inchiesta sulla pandemia di Covid del parlamento brasiliano (Cpi) ha chiesto l’incriminazione di Bolsonaro per 9 reati legati alla sua gestione dell’emergenza, tra cui "crimini contro l’umanità", di aver "deliberatamente esposto" i brasiliani alla "contaminazione di massa" con tanto di "prevaricazione", "ciarlataneria" e "istigazione a delinquere". Per lui, nelle dichiarazioni ai media, il Covid-19 non era che una "gripezinha", una "influenzina". "Smettiamola di essere un paese di femminucce! Non serve scappare, il virus – disse – va affrontato di petto. Che generazione è questa? Moriremo tutti un giorno". Molti in Brasile, 606mila, l’hanno già fatto.

Non a caso, la diocesi di Padova, guidata dal vescovo Claudio Cipolla, ha espresso "forte imbarazzo stretti tra il rispetto per la principale carica del caro paese brasiliano e le tante e forti voci di sofferenza che sempre più ci raggiungono" per l’ipotesi che venga conferita al presidente brasiliano la cittadinanza onoraria di Anguillara Veneta. E gli ha "chiesto accoratamente di farsi promotore di politiche rispettose della giustizia, della salute, dell`ambiente, soprattutto per sostenere i poveri". Alcuni sacerdoti sono anche scesi in piazza.

Come Massimo Ramundo, un Padre comboniano che ha trascorso 20 anni in Brasile, 12 dei quali in Amazzonia. "La politica di Bolsonaro – spiega Ramundo, che ora opera a Verona nella sede della rivista Nigrizia – va contro tutto quello che professa quotidianamente Papa Francesco". Il sacerdote cita più di un esempio: "il Presidente non si occupa della difesa delle minoranze, a partire dagli indios dell’Amazzonia. Anzi ha bloccato i finanziamenti per la costruzione di case popolari nelle aree più indigenti del Paese".

Alessandro Farruggia