Laila El Harim e il compagno Manuele Altiero, papà della sua piccolina
Laila El Harim e il compagno Manuele Altiero, papà della sua piccolina
CAMPOSANTO (Modena) "Le avevo chiesto di sposarmi, appena un mese e mezzo fa, ed eravamo felicissimi. Era un altro sogno che avremmo coronato insieme. Stasera, invece, rivedrò la nostra bambina, che era in vacanza con i nonni, a Gallipoli, e dovrò trovare le parole per spiegarle che la mamma non c’è più". Confuso, incredulo, disorientato da un dolore che nessuno mai dovrebbe provare. Ieri Manuele Altiero, il compagno di Laila El Harim, si è recato sul luogo della tragedia, nell’azienda di packaging di Camposanto, nel Modenese, per cercare risposte. Aveva da poco salutato la donna, madre della loro...

CAMPOSANTO (Modena)

"Le avevo chiesto di sposarmi, appena un mese e mezzo fa, ed eravamo felicissimi. Era un altro sogno che avremmo coronato insieme. Stasera, invece, rivedrò la nostra bambina, che era in vacanza con i nonni, a Gallipoli, e dovrò trovare le parole per spiegarle che la mamma non c’è più". Confuso, incredulo, disorientato da un dolore che nessuno mai dovrebbe provare. Ieri Manuele Altiero, il compagno di Laila El Harim, si è recato sul luogo della tragedia, nell’azienda di packaging di Camposanto, nel Modenese, per cercare risposte. Aveva da poco salutato la donna, madre della loro piccola di quattro anni, che a breve sarebbe divenuta sua moglie. Poi la terribile telefonata che ne annunciava la morte.

"Mi sono già rivolto ad un avvocato – spiega Altiero – perché pretendo di sapere la verità sulla morte della mia compagna. Avevamo ancora tantissime cose da fare insieme. Me l’hanno portata via. La cosa che mi fa più male – sottolinea il giovane – è che sia morta in modo così brutale e da sola".

Manuele ricorda la 40enne con grande amore: la compagna – dice attonito – era entusiasta del nuovo lavoro, nonostante le maggiori responsabilità. Aveva iniziato da circa due mesi – spiega – arrivava stanca a casa, la sera, ma sempre col sorriso sulle labbra perché quel lavoro, che prevedeva la gestione e il controllo dei macchinari, lo adorava. Laila aveva un’esperienza di quindici anni alle spalle: ci siamo conosciuti proprio sul posto di lavoro, a Rivara di Bomporto, e da allora, dieci anni fa, non ci siamo più lasciati".

Il racconto continua. "Ci siamo conosciuti tramite dei colleghi amici e la passione era così tanta che siamo andati a convivere subito. Nei primi anni abbiamo condiviso splendide vacanze e le uscite con gli amici, poi la decisione di avere un figlio: dalla nascita della nostra bambina ci siamo amati ancora di più. La vedo ancora sulla spiaggia di Kos, in Grecia: l’abbiamo girata tutta in scooter. Poi i magnifici paesaggi del Sahara in Marocco, indimenticabili. La nostra grande passione – ricorda Manuele con commozione – era però il Salento, dove andavamo anche tre volte all’anno. Laila era arrivata in Italia oltre vent’anni fa con la sua famiglia perché amava questo Paese più di tutto. Aveva la cittadinanza italiana perché ha sempre lavorato, e tanto, e questo vorrei che le persone lo sapessero".

La coppia viveva da tempo a Bastiglia, un comune non molto lontano da Camposanto dove Laila lavorava. "I suoi genitori sarebbero dovuti ripartire oggi (ieri, ndr) per il Marocco – racconta ancora l’uomo –. Non sappiamo come superare questa tragedia. Cosa amava di più la mia compagna? Il mare, ma anche lo shopping e i ristoranti: adorava la cucina italiana e tutte le tradizioni di questo Paese che aveva fatto sue. Dopo le nozze avremmo dovuto acquistare casa a Santa Maria al Bagno, nella zona di Gallipoli. Avremmo voluto invecchiare insieme, guardando il mare ma me l’hanno portata via. Chiedo soltanto che la mia Laila abbia la giustizia che merita: non si puà morire così".