di Valentina Reggiani CAMPOSANTO (Modena) Si era resa conto che la macchina andava in blocco e stava cercando di trovare una soluzione al problema. Aveva chiesto aiuto anche al compagno, esperto del settore e aveva documentato il malfunzionamento fotografando la fustellatrice con il proprio telefonino: l’immagine risale al 24 giugno. Si lamentava spesso di quella macchina dentro alla quale ha trovato la morte Laila El Harim, l’operaia 40enne originaria del Marocco, mamma di una bambina di 5 anni, deceduta martedì in un’azienda nel Modenese, la Bombonette di Camposanto. L’autopsia, che si è svolta ieri pomeriggio, dopo la nomina dei periti da parte della procura e del consulente di parte, per quanto riguarda l’azienda, ha confermato come la 40enne sia morta schiacciata all’interno della fustellatrice, che l’avrebbe trascinata dentro per poi...

di Valentina Reggiani

CAMPOSANTO (Modena)

Si era resa conto che la macchina andava in blocco e stava cercando di trovare una soluzione al problema. Aveva chiesto aiuto anche al compagno, esperto del settore e aveva documentato il malfunzionamento fotografando la fustellatrice con il proprio telefonino: l’immagine risale al 24 giugno. Si lamentava spesso di quella macchina dentro alla quale ha trovato la morte Laila El Harim, l’operaia 40enne originaria del Marocco, mamma di una bambina di 5 anni, deceduta martedì in un’azienda nel Modenese, la Bombonette di Camposanto. L’autopsia, che si è svolta ieri pomeriggio, dopo la nomina dei periti da parte della procura e del consulente di parte, per quanto riguarda l’azienda, ha confermato come la 40enne sia morta schiacciata all’interno della fustellatrice, che l’avrebbe trascinata dentro per poi causare la frattura della base cranica e delle vertebre.

A trovare appunto la foto della fustellatrice sul telefonino della vittima, risalente al 24 giugno, è stato il compagno, Manuele Altiero: "Diceva che la fustellatrice si bloccava, che non andava. E spesso dovevano intervenire gli elettricisti. Si consultava con me per chiedermi cosa ne pensassi". Pare che la vittima avesse fatto riferimento a materiale non adatto – cartone – che era stato fornito proprio per essere utilizzato in quella macchina. Il legale del padre della vittima, Lekbir El Harim, l’avvocato Dario Eugeni, conferma la presenza delle immagini sul cellulare di Laila, parlando di una circostanza già nota alla procura: "Ci sono foto e filmati scattati da Laila con l’intento di preavvertire una situazione di pericolosità del macchinario. Sarà la procura ora a valutare la rilevanza di queste fonti ed eventualmente di acquisirle. Noi chiederemo una perizia".

Intanto sul fasciscolo aperto dalla procura con l’ipotesi di reato di omicidio colposo compare un secondo indagato: il delegato alla sicurezza e nipote dell’altro iscritto sul fascicolo, come atto dovuto, ovvero il legale rappresentante dell’azienda, Fiano Setti.

"Alla luce del conferimento dell’incarico di questa mattina (ieri, ndr) – affermano i legali che rappresentano il compagno della vittima, gli avvocati Nicola Termanini e Monica Rustichelli – abbiamo potuto prendere visione di una parte degli atti del procedimento che consegneremo al nostro consulente tecnico affinché possa affiancare il consulente tecnico del pm nell’analisi del macchinario".

Sul fronte indagini, infatti, la procura ha delegato gli accertamenti tecnici al Servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro dell’Ausl (Spsal) e all’Ispettorato del Lavoro. Diversi i punti della terribile vicenda sui quali far luce: se il macchinario funzionasse correttamente, se i sistemi di sicurezza fossero attivi e adeguati ma anche se ci fossero sistemi di protezione o se gli stessi fossero stati manomessi o alterati. Gli accertamenti dovranno anche stabilire se la lavoratrice fosse stata correttamente formata e se avesse rispettato l’orario di lavoro, ma anche come mai sia stato possibile per la vittima entrare nella macchina senza che questa si fermasse. L’avvocato del foro di Bologna Claudio Piccaglia, che rappresenta gli indagati, spiega come il macchinario si trovasse in azienda da tre o quattro anni e come lo stesso fosse stato sottoposto alle verifiche e alla manutenzione del caso. "Bombonette ha sempre lavorato con macchine tecnologicamente avanzate e sicure", spiega.

Intanto ieri nella sede dell’azienda della bassa Modenese in cui la lavoratrice ha perso la vita si è tenuto un incontro con i sindacati che si dicono "insoddisfatti". I rappresentanti di Cgil Modena, Cisl Emilia Centrale, Slc Cgil e Fistel Cisl hanno avuto un colloquio con la proprietà e un consulente aziendale per avere informazioni. "Ci rammarica non aver potuto incontrare i lavoratori, con i quali abbiamo convocato un’assemblea per il 31 agosto, il giorno dopo la riapertura dell’azienda. Avremmo voluto parlare anche con il Rls-Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, ma ci è stato risposto che è in ferie". A parlare di "situazione inaccettabile sulla sicurezza del lavoro", ieri, anche il premier Mario Draghi che ha rivolto "un pensiero commosso e affettuoso a tutti coloro che volevano bene a Laila El Harim".