Francesca e villa adua
Francesca e villa adua

Grosseto, 7 dicembre 2014 - NON SI arrendono. Gli investigatori non smettono di cercare il corpo di Francesca Benetti. Le ultime ricerche sono state eseguite alcune settimane fa, all’inizio di novembre. Ancora senza esito. Sommozzatori, con l’ausilio di un robot, hanno perlustrato il lago dell’Accesa in cerca del corpo della cinquantacinquenne uccisa il 4 novembre del 2013. Un’altra battuta di ricerche era stata compiuta all’inizio di ottobre, ancora nel lago dell’Accesa. Un luogo su cui evidentemente gli inquirenti hanno qualche convinzione, qualche motivo per continuare a scandagliare. Pare che dietro queste ricerche, oltre le risultanze di un’analisi degli spostamenti di Bilella, ci siano anche le suggestioni di una sensitiva di Follonica, alla quale si sarebbero aggiunte due «colleghe». Ipotesi, sensazioni. Di certo ci sono le ricerche eseguite recentemente, come sta a testimoniare anche la comunicazione di indagini suppletive notificatiaalle parti.

NON SI vogliono arrendere a iniziare un processo per omicidio volontario e occultamento di cadavere senza il corpo. Ma le speranze che prima di mercoledì 17 si possa trovare il cadavere della povera cinquantacinquenne sono praticamente nulle. Soltanto Bilella, secondo gli investigatori, può dire dove ha gettato il corpo. Ma lui nega tutto. Nega di averle «fatto del male» e assicura che la donna, dopo l’incontro, quel 4 novembre se n’è andata via dalla tenuta in auto. Non sarebbe così. Ne sono convinti i magistrati che hanno ricostruito, anche tramite i rilevamenti delle celle dei telefoni cellulari, che uno dei telefonini di Francsca, quello non recuperato, fintantoché ha emesso segnali non si è spostato dalla zona di Potassa. L’altro, invece, è stato trovato dagli inquirenti nell’appartamento di Follonica, dove la donna viveva abitualmente. Per questo sono convinti che dalla tenuta di Potassa la Benetti non sia uscita viva.

PER GLI INQUIRENTI il suo corpo è stato caricato nel bagagliaio della Fiat Punto che Bilella era andato a recuperare dal figlio ad Asti, a settembre. Quel bagagliaio dove gli esperti del Ris hanno rilevato le due macchie di sangue che appartengono al profilo genetico dell’insegnante di educazione fisica in pensione. Uno degli indizi più forti in mano all’accusa. Perché il sangue della donna è finito in quell’auto e proprio nel bagagliaio? Bilella, nei suoi interrogatori, non ha saputo dare una spiegazione. Ma chi ha portato l’auto della cinqauntacinquenne alla stazione ferroviaria di Follonica dove il 5 novembre è stata trovata dai carabinieri? Sempre il custode, secondo gli investigatori, per far credere a un allontanamento volontario. Bilella, però, continua a negare ogni coinvolgimento.