di Cesare De Carlo Cina, un anno dopo. In gennaio Zhang Zhan, 37 anni, occhiali, minuta, lavorava in uno studio legale a Shanghai. Quando lesse della "polmonite misteriosa" nella provincia di Hubei volle saperne di più. Si sarebbe cacciata nei pasticci. Lo sapeva, ma ci andò lo stesso. E scoprì che le autorità comuniste non dicevano la verità. Quella malattia era più di una polmonite. Era un virus, tremendamente contagioso e letale. Poi scoprì che alcuni medici del laboratorio biologico di Wuhan erano scomparsi. Uno di loro, Li Wenliang, era indagato per avere lanciato l’allarme. Si ammalò. Morì. E a quel punto il regime ne fece un eroe. Ebbene, ieri Zhang Zhan è comparsa in tribunale a Shanghai. Sedia a rotelle. Stentava a parlare. È in arresto dall’estate. Fa lo sciopero della...

di Cesare De Carlo

Cina, un anno dopo. In gennaio Zhang Zhan, 37 anni, occhiali, minuta, lavorava in uno studio legale a Shanghai. Quando lesse della "polmonite misteriosa" nella provincia di Hubei volle saperne di più. Si sarebbe cacciata nei pasticci. Lo sapeva, ma ci andò lo stesso. E scoprì che le autorità comuniste non dicevano la verità. Quella malattia era più di una polmonite. Era un virus, tremendamente contagioso e letale. Poi scoprì che alcuni medici del laboratorio biologico di Wuhan erano scomparsi. Uno di loro, Li Wenliang, era indagato per avere lanciato l’allarme. Si ammalò. Morì. E a quel punto il regime ne fece un eroe.

Ebbene, ieri Zhang Zhan è comparsa in tribunale a Shanghai. Sedia a rotelle. Stentava a parlare. È in arresto dall’estate. Fa lo

sciopero della fame. Condanna a quattro anni. Motivazione: nei

suoi social aveva "raccolto litigi e provocato problemi". Aveva scritto che il regime non aveva "fornito alla gente informazioni

sufficienti" e aveva "bloccato la città commettendo una grave violazione dei diritti umani".

Presto saranno processati altri tre giornalisti, Chen Qiushi, Fang Bin, Li Zehua. Hanno ripreso i dubbi sull’origine del virus:

proviene davvero dai pipistrelli del mercato selvatico o non invece, come riporta la Pbs citando la Cia, dal laboratorio biologico di Wuhan?

Chi lo ipotizzava la scorsa primavera, qui in occidente, era tacciato di complottismo. Del resto autorevoli virologi lo escludevano. Ma la loro credibilità è stata successivamente messa a dura prova dagli approcci terapeutici iniziali.

Né ci hanno illuminato gli esperti dell’Organizzazione mondiale

della sanità. Quando andarono in Cina per identificare le cause

dell’epidemia diventata pandemia, a Wuhan non misero mai piede. Anzi. Elogiarono i dirigenti comunisti cinesi per la loro "trasparenza".

Questa ormai è storia. Storia di un evento epocale che ha devastato la nostra salute, le nostre economie, la nostra way of life. Che ha sconvolto i nostri equilibri politici, sociali. Che ci ha immiserito, esasperato, portato a litigare con noi stessi dimenticandoci dei veri responsabili di questa maledizione.

Appunto i cinesi. I quali – guarda caso – la pandemia l’hanno già superata. Anzi ne hanno tratto enormi vantaggi. E si sono sbarazzati del nemico numero uno, Trump, che in gennaio appariva imbattibile. Merito del brutale lockdown? Certamente. Solo il totalitarismo può comportarsi così. Da noi sarebbe improponibile.

Ma c’è anche la cornice globalista. In trent’anni, tanti quanti ne

conta il paradosso di Deng Xiaoping – il capitalismo calato nella

camicia di forza del partito unico – gli occidentali hanno dato alla Cina il know how con cui ci avrebbe strangolato. Poi da Clinton si vide aperta la porta della World trade organization (Wto). Suicidio dell’Occidente. E infine qualcuno azzarda: aveva già gli antidoti nel momento in cui il suo virus si diffondeva?

Una sola cosa è sicura: Xi ha lanciato agli Usa la sfida finale. Ha

vinto la prima fase della nuova guerra fredda. Nulla di nuovo.

Cento anni fa un’altra pandemia mise in ginocchio l’Europa. Gli Stati Uniti divennero potenza mondiale. Anche allora all’indomani di una guerra, calda e non fredda.

Questa volta la Cina comunista è riuscita dove non era riuscita l’Unione Sovietica. Si avvia a diventare la prima potenza mondiale. Il suo pil supererà quello americano nel 2028, cinque anni prima del previsto. La crescita quest’anno non sarà un granchè, circa il 2 per cento. Ne avevamo già scritto citando Moody’s. Ma il pil americano calerà dei 5 per cento e quello europeo del 10. Rimane profonda tuttavia la differenza del reddito pro-capite: pur aumentando in Cina da 7.000 a 12mila dollari, in Usa è di 63mila dollari e in Italia 30mila.

Ne discutevo l’altro giorno al Washington institute of foreign

affairs, di cui faccio parte. La Cina è saldamente in controllo del

suo futuro. Anzi si propone come modello: un sistema misto, illiberale, anestetizzante, comunismo e consumismo.