di Carlo D’Elia Assolto perché il fatto non sussiste. La Corte d’Appello di Milano ha scagionato da ogni accusa l’ex sindaco Pd di Lodi Simone Uggetti, tra gli imputati nel processo per turbativa d’asta sul ‘caso piscine’ per il quale era stato anche arrestato nel 2016 e che riguardava una gara per la gestione delle piscine comunali estive della città lombarda. La sentenza di appello, emessa alle 14 esatte di ieri a Milano, riabilita così sia il politico lodigiano che tutti gli altri imputati coinvolti nell’inchiesta del 2016 sul bando delle piscine comunali Belgiardino e Ferrabini vinto dalla...

di Carlo D’Elia

Assolto perché il fatto non sussiste. La Corte d’Appello di Milano ha scagionato da ogni accusa l’ex sindaco Pd di Lodi Simone Uggetti, tra gli imputati nel processo per turbativa d’asta sul ‘caso piscine’ per il quale era stato anche arrestato nel 2016 e che riguardava una gara per la gestione delle piscine comunali estive della città lombarda. La sentenza di appello, emessa alle 14 esatte di ieri a Milano, riabilita così sia il politico lodigiano che tutti gli altri imputati coinvolti nell’inchiesta del 2016 sul bando delle piscine comunali Belgiardino e Ferrabini vinto dalla società Sporting Lodi.

"Finalmente la verità dopo un incubo durato cinque anni", ha detto in lacrime Uggetti appena fuori dall’aula del palazzo di giustizia di Milano ancora con le lacrime agli occhi per l’emozione. I giudici milanesi hanno assolto l’ex primo cittadino lodigiano con formula piena. "Il fatto non sussiste", ha deciso la corte presieduta dal giudice Rosa Luisa Polizzi, che ha così annullato la sentenza del tribunale di Lodi che a fine novembre 2018 aveva condannato a 10 mesi l’ex sindaco per aver modificato il bando per l’assegnazione delle piscine estive.

Assolti anche l’avvocato Cristiano Marini (condannato a 8 mesi in primo grado), l’imprenditore Luigi Pasquini e il dirigente comunale Giuseppe Demuro (condannati in primo grado a 6 mesi). Tutti gli imputati sono esplosi in lacrime subito dopo la sentenza. Hanno abbracciato gli avvocati che in questi cinque lunghi anni di battaglia dentro e fuori le aule di tribunale non hanno mai indietreggiato, nonostante le accuse pesanti. Uggetti, che dopo lo scandalo, che gli è costato 36 giorni di arresti, di cui 10 in carcere a San Vittore e 26 ai domiciliari, oltre alla fine della sua ascesa politica, si è lasciato andare in un pianto liberatorio. Al suo fianco il fratello Matteo e gli avvocati Adriano Raffaelli e Pietro Gabriele Roveda. "Sono stati cinque anni da incubo – ha detto l’ex primo cittadino –. Ringrazio mia moglie, i miei avvocati. I giudici hanno finalmente riconosciuto quello che abbiamo sempre sostenuto: tutti noi abbiamo agito solo per interesse pubblico del comune di Lodi. Sono stati cinque anni lunghi e maledetti, qualcosa che non auguro a nessuno. Nemmeno al mio peggior nemico".

Era il 3 maggio 2016 quando l’allora sindaco di Lodi era stato travolto dall’inchiesta sugli appalti per la gestione delle piscine comunali. Uno choc per la città, guidata dal 1995 dal centrosinistra. Poi, a novembre 2018 era arrivata la condanna di primo grado: dieci mesi di carcere e 300 euro di multa. Non solo. Uggetti era stato condannato anche a risarcire i danni patrimoniali e non patrimoniali al Comune di Lodi, da liquidarsi in separato giudizio. Ieri poi il ribaltone con la sentenza d’appello che lo ha assolto. "Era già evidente la "stortura tra il reato contestato e la misura cautelare – ha detto Uggetti –. Ho sempre agito nell’interesse pubblico. La mia vita è stata completamente stravolta. La vita di una comunità è stata completamente stravolta".