Roberto Maroni, già ministro dell’Interno nei governi Berlusconi I e IV, è nato nel 1955
Roberto Maroni, già ministro dell’Interno nei governi Berlusconi I e IV, è nato nel 1955
di Elena G. Polidori Una vendetta. Per altro consumata ancora calda, visto che l’ultimo attacco ricevuto dal leader della Lega, Matteo Salvini, risale solo a due giorni fa ("gli idranti contro i manifestanti a Trieste nemmeno in Venezuela: vergogna"), ma il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, evidentemente l’aveva pensata da tempo. E ieri l’ha resa concreta, nominando un suo predecessore, Roberto Maroni, già segretario della Lega nonché ministro dell’Interno, presidente della Consulta per l’attuazione del "Protocollo d’intesa per la prevenzione e il contrasto dello sfruttamento lavorativo in agricoltura e del...

di Elena G. Polidori

Una vendetta. Per altro consumata ancora calda, visto che l’ultimo attacco ricevuto dal leader della Lega, Matteo Salvini, risale solo a due giorni fa ("gli idranti contro i manifestanti a Trieste nemmeno in Venezuela: vergogna"), ma il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, evidentemente l’aveva pensata da tempo. E ieri l’ha resa concreta, nominando un suo predecessore, Roberto Maroni, già segretario della Lega nonché ministro dell’Interno, presidente della Consulta per l’attuazione del "Protocollo d’intesa per la prevenzione e il contrasto dello sfruttamento lavorativo in agricoltura e del caporalato". Ma perché è una “vendetta“ della Lamorgese contro Salvini? Perché Maroni, ex governatore della Lombardia, negli ultimi anni a più riprese ha criticato la linea del "Capitano", anche quando sedeva al Viminale.

L’insediamento dell’organismo è avvenuto ieri, presenti il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, quello delle Politiche agricole , Stefano Patuanelli, e del presidente del Consiglio nazionale di Anci, Enzo Bianco. Insomma, una bandiera della Lega, Maroni, chiamato al Viminale dalla Lamorgese, in questo momento uno dei principali bersagli del Carroccio. A combattere il caporalato, perché Maroni è stato anche ministro del Lavoro e qui ebbe tra i suoi collaboratori il giuslavorista Marco Biagi, ucciso dalle Br nel marzo del 2002; insomma, sa di cosa parla.

In ambienti del Carroccio la mossa di Lamorgese viene letta non solo come vendetta contro Salvini, ma anche come un’azione ostile da parte di Maroni: d’altronde, il rapporto tra lui e il segretario leghista non è mai stato semplice, mentre quello di stima tra il ministro e il vecchio inquilino del ministero dell’Interno è assolutamente solido, maturato quando l’allora prefetto Lamorgese era il suo vicecapo di gabinetto vicario (2008-2011) ed anche più tardi, nel 2018, quando, da presidente della Regione Lombardia, Maroni ha mantenuto i buoni rapporti con lei, diventata nel frattempo prefetto di Milano. Così, ieri, all’insediamento della Consulta contro il caporalato, la ministra ha ringraziato "di cuore" il nuovo presidente, "che ci ha dato il grande onore di accogliere la nostra richiesta: ci potrà certamente aiutare". Da parte sua, Maroni ha definito "un grande onore assumere la presidenza della Consulta, un onore e un impegno che voglio portare avanti con tutta l’energia necessaria", parole che hanno incassato anche i complimenti di Orlando e Patuanelli; "Una figura del suo prestigio – ha detto il primo – con la sua esperienza e il suo curriculum, ci può dare una mano importante". Mentre l’esponente M5s ha parlato di "valore aggiunto".

Insomma, se si voleva dare un messaggio politico forte e chiaro a Salvini, questo è sicuramente arrivato a destinazione, tanto che dal Carroccio hanno risposto con un nuovo attacco alla Lamorgese, "un ministro palesemente inadeguato – si legge – che deve ricorrere a un importante esponente della Lega che ha il totale e incondizionato sostegno del partito". Commento respinto, invece, da fonti vicine a Maroni che hanno ricordato come la Lega "al contrario, si è liberata di lui non appena ha potuto". Più vendetta di così.