La ’variante inglese’ è in Italia, nelle Marche. Sono tutti e tre positivi i componenti di una famiglia di Loreto, dove è stato rilevato il primo caso nel nostro Paese. Tutti e tre stanno bene, sono paucisintomatici, e sono in isolamento, ma nessuno di loro ha avuto contatti con la Gran Bretagna o con persone che ci sono state recentemente. A pochi giorni dall’avvio delle vaccinazioni in tutta Europa, la mutazione continua a suscitare preoccupazioni per le conseguenze che potrebbe avere sull’incidenza dei contagi. Uno degli aspetti che più preoccupa, ha rilevato ieri...

La ’variante inglese’ è in Italia, nelle Marche. Sono tutti e tre positivi i componenti di una famiglia di Loreto, dove è stato rilevato il primo caso nel nostro Paese. Tutti e tre stanno bene, sono paucisintomatici, e sono in isolamento, ma nessuno di loro ha avuto contatti con la Gran Bretagna o con persone che ci sono state recentemente. A pochi giorni dall’avvio delle vaccinazioni in tutta Europa, la mutazione continua a suscitare preoccupazioni per le conseguenze che potrebbe avere sull’incidenza dei contagi.

Uno degli aspetti che più preoccupa, ha rilevato ieri anche l’Oms, è che questo nuovo ceppo "sembra essere più facilmente trasmissibile da giovani e bambini". Ma proprio dalla Gran Bretagna arriva l’allarme per un’altra variante, originaria del Sud Africa, che potrebbe essere ancora più contagiosa. Si tratta di "uno sviluppo molto preoccupante", ha dichiarato ieri il ministro della Sanità Matt Hancock. Ci troveremmo di fronte a una maggiore capacità di trasmissione. Mentre la ‘versione inglese’ del Sars-Cov-2 sarebbe comunque già diffusa nella quasi totalità del territorio europeo, secondo gli infettivologi dell’Imperial College di Londra, con paesi come Israele che ha segnalato 4 casi.

Intanto ieri è stata superata la soglia delle 70.000 vittime da Covid da inizio pandemia in Italia, e il contagio sembra frenare più lentamente. Per capire davvero l’andamento della curva epidemica alla vigilia di Natale, però, secondo gli esperti, bisogna guardare non al Paese nel suo complesso, bensì alle singole Regioni: emerge così una situazione estremamente variegata, ‘figlia’ della suddivisione in zone rosse, arancioni e gialle di novembre, che espone alcune aree ad un maggior rischio in vista della riapertura delle attività del 7 gennaio.

Secondo il bollettino del ministero della Salute, ieri sono stati 14.522 i nuovi casi positivi registrati in 24 ore su 175.364 tamponi effettuati (in aumento rispetto ai 166.205 test del giorno precedente). Il tasso di positività si conferma ancora prossimo all’8%. I pazienti in terapia intensiva per Covid-19 sono diminuiti di 63 unità nel saldo tra ingressi e uscite, mentre i ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono calati di 402 unità rispetto al giorno precedente.

Nel dettaglio: con 3.357 nuovi casi, anche ieri il Veneto è stato la regione più colpita dal Covid-19. Segue la Lombardia con 2.153, quindi l’Emilia Romagna con 1.129 e poi la Campania con 1.067. In tutte le altre regioni i nuovi casi non superano le mille unità. Il Veneto ieri per il terzo giorno consecutivo ha registrato il numero più alto di morti, +166. In coda Lombardia (+98), Emilia-Romagna (+71) e Piemonte (+58). In Lombardia sono diminuiti i ricoverati in terapia intensiva (-4) e nei reparti (-47). Nel Lazio 75.702 i positivi a Covid-19, di cui 2.740 ricoverati, 286 in terapia intensiva e 72.676 in isolamento domiciliare.

Red.Int.