Ursula von der Leyen, 62 anni, presidente della Commissione europea
Ursula von der Leyen, 62 anni, presidente della Commissione europea
di Elena Comelli L’Europa vede la luce in fondo al tunnel. "È tempo di rilanciare il turismo", ha annunciato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che vuole riaprire le porte del Vecchio Continente ai turisti vaccinati, per salvare la stagione estiva senza mettere a repentaglio la salute dei cittadini. "È ora di ravviare il turismo in sicurezza. Ci proponiamo di accogliere nuovamente i visitatori vaccinati e quelli provenienti da Paesi con una buona situazione di salute", ha twittato von der Leyen. "Ma se emergono varianti dobbiamo agire in fretta – aggiunge –: proponiamo un meccanismo di freno di emergenza...

di Elena Comelli

L’Europa vede la luce in fondo al tunnel. "È tempo di rilanciare il turismo", ha annunciato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che vuole riaprire le porte del Vecchio Continente ai turisti vaccinati, per salvare la stagione estiva senza mettere a repentaglio la salute dei cittadini. "È ora di ravviare il turismo in sicurezza. Ci proponiamo di accogliere nuovamente i visitatori vaccinati e quelli provenienti da Paesi con una buona situazione di salute", ha twittato von der Leyen. "Ma se emergono varianti dobbiamo agire in fretta – aggiunge –: proponiamo un meccanismo di freno di emergenza dell’Ue".

L’intento è arrivare a fine maggio a un’adozione dell’iniziativa in Consiglio, mentre Eurocamera e Stati in questi giorni negoziano sul certificato vaccinale digitale Ue, previsto in vigore da fine giugno. L’esecutivo propone di permettere l’ingresso nell’Unione per motivi non essenziali non solo a chi proviene da Paesi con una buona situazione epidemiologica, ma anche a quanti hanno ricevuto da almeno 14 giorni l’ultima dose di un vaccino autorizzato dall’Ema o dall’elenco dell’Oms, escludendo quindi il cinese Sinovac e il russo Sputnik. In più, Bruxelles vuole rendere meno severi i requisiti per classificare i Paesi come "sicuri" dal punto di vista epidemiologico, aumentando la soglia del numero di positivi da 25 a 100 ogni 100mila abitanti. Il limite di 100 "è migliore della media" attuale dell’Ue: l’attuale limite di 25 casi è "estremamente severo" e venne deciso "solo perché era la media di allora", spiega un alto funzionario Ue.

Questa modifica, se accolta, dovrebbe consentire al Consiglio di ampliare la lista dei Paesi dai quali riammettere viaggiatori per motivi non essenziali, inclusi i turisti: oggi sono solo 7, e cioè Australia, Nuova Zelanda, Ruanda, Singapore, Corea del Sud, Thailandia e Cina, soggetta a conferma di reciprocità. Sicuramente vi rientrerà Israele e probabilmente anche Regno Unito e Stati Uniti. La comparsa di varianti del virus richiede, però, una vigilanza continua. La Commissione propone un nuovo meccanismo di "freno di emergenza", da coordinare a livello continentale, per consentire agli Stati membri di limitare al minimo indispensabile i viaggi dai Paesi colpiti. Il fatto che un vaccinato possa entrare in Europa, del resto, non vuol dire necessariamente che non debba sottoporsi a tampone o a quarantena, se un Paese lo decide.

La speranza è che, per quando la raccomandazione sarà pronta, la situazione sia migliorata e che queste restrizioni vengano abbandonate. Solo così si potrà realmente riavviare il turismo in tempo per l’estate, fonte di reddito essenziale per molti Paesi dell’Unione, soprattutto quelli meridionali come l’Italia. Bruxelles non può vietare agli Stati di adottare le misure che ritengono necessarie, ma l’intenzione è quella di arrivare a un miglior coordinamento. A 15 mesi dall’arrivo della pandemia, alcuni Stati agiscono sulle restrizioni in modo autonomo, come l’Irlanda, che impone una lunga quarantena in hotel ai cittadini di alcuni Paesi Ue, inclusi gli italiani, o come il Belgio, che impone due test e una quarantena di una settimana, con controllo citofonico.