La paura delle rapine e delle incursioni ladresche in casa poco alla volta era sfumata lasciando il posto ad altre angosce nella primavera infernale della prima chiusura totale dell’Italia, reclusa per il "China virus", come lo definisce Donald Trump. Ladri spariti, rapinatori disoccupati. Con le strade piene di polizia e carabinieri impegnati a controllare il lockdown e la gente confinata nelle proprie abitazioni i reati, in caduta libera, diminuirono del 60%. Acqua passata. La tensione, dopo l’estate del quasi liberi tutti è riaffiorata, i numeri di contagiati, terapie intensive, tamponi, siero-test sono tornati protagonisti. Ma non...

La paura delle rapine e delle incursioni ladresche in casa poco alla volta era sfumata lasciando il posto ad altre angosce nella primavera infernale della prima chiusura totale dell’Italia, reclusa per il "China virus", come lo definisce Donald Trump. Ladri spariti, rapinatori disoccupati. Con le strade piene di polizia e carabinieri impegnati a controllare il lockdown e la gente confinata nelle proprie abitazioni i reati, in caduta libera, diminuirono del 60%. Acqua passata.

La tensione, dopo l’estate del quasi liberi tutti è riaffiorata, i numeri di contagiati, terapie intensive, tamponi, siero-test sono tornati protagonisti. Ma non è mai sparito neanche il timore delle case sotto tiro, che continua ad essere uno dei nodi della vita quotidiana. L’incursione nella villa del campione Luca Toni, alle porte di Modena, non è un caso unico. Le cronache del Covid esondano come la piena di un fiume sui giornali e sugli schermi televisivi, ma furti e aggressioni a mano armata, pur nella freddezza dei dati in leggero calo in questi ultimi anni, restano un incubo. Le ville sono gli obiettivi più eclatanti che guadagnano titoloni sui giornali, ma lo stillicidio di assalti e la presenza di bande specializzate operative soprattutto nel Nord Italia sono una presenza ingombrante e diffusa. E costante. Sulla quale, che piaccia o no, non bisogna abbassare la guardia. Dopo l’ansia da Covid, in classifica nelle aspettative della gente viene subito dopo la richiesta di sicurezza. Se uno spinge il tasto del rewind nella memoria nei mesi scorsi la cronaca dimostra come, dopo il lockdown, i delinquenti si sono rifatti del tempo perduto per far quadrare i conti della "malavita spa".

Qualche esempio? A Torino una banda composta da albanesi (poi arrestati) fra gennaio e luglio, quindi anche con l’Italia al rallentatore, ha svaligiato 33 case. Un record che ha tenuto nel terrore decine di persone. Sempre in Piemonte, fra Cuneo, Asti e Torino una batteria composta da nomadi sinti dai metodi sbrigativi e violenti ha svaligiato almeno venti abitazioni soprattutto di anziani e persone fragili. Per fortuna adesso riflettono in carcere. A Firenze poco prima di Ferragosto una donna di 86 anni è stata picchiata e legata da tre individui nella sua villa finché non ha rivelato la collocazione della cassaforte.

Delinquenti e vigliacchi. L’elenco è lungo, i raid in questi mesi si susseguono ovunque: Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Marche, Veneto. E la Coldiretti segnala continui furti nelle aziende agricole. I ladri, quasi tutti dell’Est Europa, entrano e rubano attrezzi, macchine agricole, suppellettili e spesso le visite allungano il passo all’interno delle abitazioni. Nella fascia collinare di Bologna è un flagello. Nelle aree rurali del Modenese intorno ai paesi quasi ovunque i residenti si organizzano con il controllo di vicinato. Un movimento sospetto al calar della sera, o anche di giorno, e scatta la segnalazione nella chat comune. Poi ai carabinieri. E’ la difesa fai da te, comunque utile prima di arrivare alla legittima difesa con le armi in proprio. Il Covid impensierisce, ma anche la media di circa 200mila furti e rapine nelle case (fonte Istat) sono un flash che non fa dormire tranquilli gli italiani.