La task force del governo per analizzare l’offerta di Kkr per Tim si riunirà a breve. Il mandato è chiaro, difendere la rete – infrastruttura da 114,3 milioni di chilometri di rame e oltre 20 milioni di chilometri di fibra, senza contare il cablaggio della controllata Sparkle all’estero –, e l’occupazione (Tim ha oltre 40mila dipendenti in Italia). Chiara anche l’arma a disposizione: la Golden Power, cioè lo “scudo“ che l’esecutivo può applicare per proteggere una produzione strategica da azioni predatorie. Inoltre, il governo starebbe valutando di rafforzare il ruolo di Cdp, che ha una partecipazione del 9,81% in Tim e il controllo l’operatore della fibra Open Fiber: un’opzione sarebbe quella di creare una nuova rete che coinvolga entrambe le società, da porre sotto il controllo pubblico.

Il gruppo di lavoro creato dall’esecutivo è pronto ad entrare in azione, con un primo incontro atteso in settimana, forse già nelle prossime ore. Ne fanno parte i ministri Franco, Giorgetti e Colao, i sottosegretari Roberto Garofoli e Franco Gabrielli, il consigliere economico del premier Francesco Giavazzi e il capo di gabinetto del Tesoro Giuseppe Chinè, ma anche altri esperti. Sullo sfondo il governo guarda anche al dopo Gubitosi, con i nomi che già circolano come possibili successori, dall’interno Pietro Labriola, ceo di Tim Brasil, all’ex ad di Cdp Fabrizio Palermo.