di Giovanni Rossi La Lega è pronta a votare per il nascente governo Draghi. "Noi siamo a disposizione", conferma Matteo Salvini. In un sabato romano che rovescia il passato, il segretario della Lega interpreta con gusto il nuovo copione di responsabile per la salvezza patria, disorientando futuri alleati e stampa internazionale. "Irriconoscibile", certifica on line El Paìs. Accompagnato dai due capigruppo di Camera e Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, il leader del Carroccio non tradisce le attese. "È l’inizio di un percorso interessante", azzarda persino. La maschera truce? Via, riposta...

di Giovanni Rossi

La Lega è pronta a votare per il nascente governo Draghi. "Noi siamo a disposizione", conferma Matteo Salvini. In un sabato romano che rovescia il passato, il segretario della Lega interpreta con gusto il nuovo copione di responsabile per la salvezza patria, disorientando futuri alleati e stampa internazionale. "Irriconoscibile", certifica on line El Paìs. Accompagnato dai due capigruppo di Camera e Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, il leader del Carroccio non tradisce le attese.

"È l’inizio di un percorso interessante", azzarda persino. La maschera truce? Via, riposta in chissà quale armadio di scena. C’è l’Italia che va messa in sicurezza dal Covid e dalla crisi economica, le contrapposizioni feroci vanno sospese. Evoca "il 1945, la rinascita e la concordia del Dopoguerra", lo sforzo indispensabile a preservare il Paese e delineare il futuro.

L’incontro con Draghi fila via con costrutto, o almeno così fa trapelare l’uomo del partito oggi più apprezzato dagli italiani, secondo i pur mutevoli sondaggi: "Mezz’ora di confronto interessante e stimolante", è il giudizio dopo la disamina con il futuro premier "sui temi" ormai noti e "su un’idea di Italia che per diversi aspetti coincide".

E qui il Capitano si ferma, senza pretendere di arruolare il salvatore, offrendo invece pubblica disponibilità a una coalizione senza limiti: "Noi non poniamo condizioni né su persone né su idee né su movimenti. È un momento in cui il bene del Paese deve superare l’interesse personale e partitico. Per me è una sfida ipotizzare un governo con chi mi ha mandato a processo", sillaba a beneficio di 5 Stelle e Pd (che ammettono il quadro sgradito irridendo la svolta "europea" del sovranista).

Si vanta il Capitano: "Non abbiamo chiesto né intendiamo chiedere posti. Lasciamo il professor Draghi scegliere la squadra. Semplicemente non accettiamo che altri dicano ‘no’". Nessuno deve avere potere di "veto". Perché il momento storico impone concretezza.

"Sentir parlare di lavoro, di fondi europei e non di mance ci ha assolutamente confortati – traduce Salvini –. In questo momento per noi e per Draghi la priorità è il lavoro, non certo licenziare". L’auspicio è che "i soldi dell’Europa siano usati per lo sviluppo, non per assistenza fine a se stessa", perché ora "al centro di tutto sta la difesa dell’interesse nazionale".

Il segretario del Carroccio appare a suo agio nel quadro di sostegno allargato al nuovo premier, in rappresentanza di un elettorato dalla forte identità produttiva. Orizzonte di legislatura? A questa domanda Salvini sente il richiamo di Giorgia Meloni: "È chiaro che "sarà un esperimento breve e limitato nel tempo e di carattere eccezionale". Forse un modo per tenersi un residuo margine d’azione per il momento in cui Draghi tirerà le conclusioni. O forse un classico gioco delle parti. "Spero che gli italiani tornino a scegliere il loro Parlamento presto – è la chiosa –. Intanto preferisco riempire di contenuti i mesi che ci separano dal voto". E quanti siano questi "mesi" oggi nessuno lo sa.