di Giovanni Serafini Era il 1985 quando il socialista Bettino Craxi chiese a François Mitterrand di estradare i terroristi italiani che avevano trovato protezione in Francia. La risposta fu negativa. Dopo Craxi andarono all’attacco uno dopo l’altro tutti i nostri premier. Senza risultato, scontrandosi ogni volta con il ’no’ pronunciato dai successivi presidenti della Repubblica francese, vuoi per pigrizia, vuoi per ipocrisia, vuoi per non scontentare la gauche, vuoi perché dell’Italia non gliene importava niente. L’equivoco su chi aveva diritto o no all’asilo politico non venne mai risolto: Mitterrand lo aveva concesso a condizione che i ’rifugiati’ non avessero le mani sporche di sangue, ma di fatto la...

di Giovanni Serafini

Era il 1985 quando il socialista Bettino Craxi chiese a François Mitterrand di estradare i terroristi italiani che avevano trovato protezione in Francia. La risposta fu negativa. Dopo Craxi andarono all’attacco uno dopo l’altro tutti i nostri premier. Senza risultato, scontrandosi ogni volta con il ’no’ pronunciato dai successivi presidenti della Repubblica francese, vuoi per pigrizia, vuoi per ipocrisia, vuoi per non scontentare la gauche, vuoi perché dell’Italia non gliene importava niente. L’equivoco su chi aveva diritto o no all’asilo politico non venne mai risolto: Mitterrand lo aveva concesso a condizione che i ’rifugiati’ non avessero le mani sporche di sangue, ma di fatto la regola non venne mai applicata. E fu così che anche imputati condannati all’ergastolo, da Marina Petrella a Cesare Battisti, sfuggirono all’estradizione.

Adesso la rete di protezione, quella dottrina Mitterrand che per 40 anni ha garantito sonni tranquilli ai transfughi degli anni di piombo, si è volatilizzata. Dissolta per sempre. L’arresto di 7 ex terroristi (altri 3 sono ricercati) prelude alla loro consegna alla giustizia italiana. È una svolta nella politica dell’Eliseo. Una clamorosa retromarcia innescata da Emmanuel Macron in persona, che ha risposto ’sì’ alla richiesta avanzata da Mario Draghi.

Come ha fatto il nostro presidente del Consiglio ad abbattere un muro che ha resistito a tutti i suoi predecessori? Basta leggere i titoli con cui i media europei salutarono l’arrivo di Draghi a Palazzo Chigi per trovare una spiegazione. ’Macron-Draghi, la nuova coppia’ (Le Nouvel Observateur). ’Due ex banchieri alla guida dell’Europa’ (Courrier International). ’Mario Draghi, la potente ascesa di un leader europeo’ (Le Monde). Il settimanale tedesco Der Spiegel coniò addirittura una fusione lambiccata dei due nomi - ’Dracon’ - per annunciare l’intesa di due uomini accomunati dal destino: con la partenza di Angela Merkel in autunno – scrisse – avranno un ruolo esclusivo per il futuro dell’Europa.

È chiaro che Macron non poteva dire di no a Draghi. I due si conoscono da tempo, si sono incontrati innumerevoli volte nei vertici internazionali. Condividono una visione pragmatica della politica. Si telefonano continuamente affrontando temi – la pandemia, la situazione in Libia, il terrorismo islamico – su cui registrano convergenze e interessi reciproci. Pochi giorni fa hanno parlato del pericolo rappresentato in Africa da Al Qaida dopo l’assassinio di Idriss Débi, il presidente del Ciad alleato della Francia: l’Italia parteciperà con un centinaio di militari dei reparti d’élite al dispiegamento nel Sahel della Task Force Takuba, il contingente a guida francese che combatte i jihadisti.

"La Francia, toccata in prima persona dal terrorismo, comprende il bisogno assoluto di giustizia espresso dalle vittime", ha dichiarato Macron. Come a dire: la richiesta di Draghi era legittima e ineludibile. Dello stesso avviso un altro personaggio chiave della ’svolta’ impressa all’Eliseo: il ministro della Giustizia francese Eric Dupond-Moretti, cui l’omologa italiana Marta Cartabia aveva presentato l’8 aprile "la richiesta urgente di non lasciare impuniti gli attentati delle Brigate Rosse".

Dupond-Moretti ha la doppia nazionalità, francese ed italiana; sua madre Elena Moretti era un’emigrata veneta di umili origini. La sua posizione sul terrorismo è sempre stata nettissima: "Sono fiero – ha detto ieri – di aver partecipato a questa decisione che, spero, permetterà all’Italia dopo 40 anni di voltare una pagina della sua storia macchiata di sangue e di lacrime".