di Giovanni Rossi ROMA "Voglio essere chiaro: contro fenomeni di questa intensità, qundo piovono oltre 200 millimetri d’acqua in un giorno, i danni sono assicurati e non c’è buona amministrazione che tenga. Ma proprio perché i rischi climatici sono in crescita vertiginosa, chi controlla i territori deve agire con avvedutezza e rigore quanto meno per attenuare i pericoli. Il dissesto idrogeologico va combattuto. Altrimenti scenari come quello siciliano di queste ore, inclusi morti e devastazioni, saranno sempre più frequenti". Sono le tre di pomeriggio e Daniele Ingemi, 33 anni, meteorologo...

di Giovanni Rossi

ROMA

"Voglio essere chiaro: contro fenomeni di questa intensità, qundo piovono oltre 200 millimetri d’acqua in un giorno, i danni sono assicurati e non c’è buona amministrazione che tenga. Ma proprio perché i rischi climatici sono in crescita vertiginosa, chi controlla i territori deve agire con avvedutezza e rigore quanto meno per attenuare i pericoli. Il dissesto idrogeologico va combattuto. Altrimenti scenari come quello siciliano di queste ore, inclusi morti e devastazioni, saranno sempre più frequenti". Sono le tre di pomeriggio e Daniele Ingemi, 33 anni, meteorologo messinese affiliato a Meteored, scruta al computer il ciclone Apollo.

E cosa vede?

"Una tempesta ibrida subtropicale. Uno scontro tra masse d’aria in conflitto a 100 km dalla Sicilia orientale. Venti impetuosi di Grecale e Tramontana generano onde alte fino a 6 metri che in sei-otto ore arrivano sotto costa, dal Messinese al Catanese, dal Siracusano al Ragusano. Dove i fondali sono sabbiosi, come a Pozzallo, queste onde giganti si spezzano a 500 metri dalla riva. Dove c’è la roccia, come ad Augusta, l’effetto è ben più eclatante".

E intanto il cielo apre le cataratte e le città e le campagne si allagano. È questa la nuova normalità climatica? Cicloni tendenza uragani?

"Gli uragani caraibici nascono come sistemi nuvolosi che ruotano attorno a un nucleo di bassa pressione e prendono forza e rotazione con l’energia prodotta dalla superficie marina che raggiunge temperature fino a 30°. Il Mediterraneo, che è il mare chiuso più grande del mondo, non sviluppa ancora queste temperature ma si sta pericolosamente avvicinando al target. In questo momento, tra il Canale di Sicilia e il mar Libico, la colonnina indica tra 24° e 26°. Più sale la temperatura dell’acqua, più i cicloni diventano aggressivi. “Ibridi“, così li definiamo, perché l’innesco dipende ancora in misura prevalente dallo scontro tra masse d’aria in quota. Però l’energia prodotta dalla superficie marina eccessivamente riscaldata attiva dinamiche potenti anche nel Mediterraneo".

Con quali risultati?

"Gli effetti sono chiari ma generalmente nazionali. Così l’attenzione si concentra sul singolo paese colpito. Quest’anno, come stiamo vedendo, nell’occhio del ciclone è il Sud Italia. L’anno scorso Ianos – più nocivo di Apollo – devastò le isole Ionie e la Grecia centrale. In Spagna si moltiplicano i fronti tra le Baleari e la costa peninsulare. Altri paesi mediterranei come Siria, Libia o Libano hanno problemi più importanti e accolgono le tragedie climatiche con rassegnazione e fatalismo. Tutti questi fattori non facilitano e anzi depotenziano una visione panmediterranea del problema".

Così i territori affogano.

"Apollo avrebbe generato comunque grossi guai. Ma è certo che se Catania avesse avuto una efficiente infrastruttura di convogliamento delle acque piovane, non avremmo visto immagini così apocalittiche. Ecco perché, in attesa e nella speranza che diminuisca il riscaldamento globale, ogni opera di prevenzione va promossa con urgenza".