Ruben Razzante Quest’anno scolastico volge al termine ma la pianificazione del prossimo, auspicabilmente in presenza e senza restrizioni anti-Covid, viaggia a pieno ritmo. Dirigenti e insegnanti intendono predisporre al meglio l’attività didattica, affinchè si ricrei con gli studenti quell’osmosi stimolante per l’apprendimento delle nozioni e la crescita integrale della persona. La pandemia,...

Ruben

Razzante

Quest’anno scolastico volge al termine ma la pianificazione del prossimo, auspicabilmente in presenza e senza restrizioni anti-Covid, viaggia a pieno ritmo. Dirigenti e insegnanti intendono predisporre al meglio l’attività didattica, affinchè si ricrei con gli studenti quell’osmosi stimolante per l’apprendimento delle nozioni e la crescita integrale della persona.

La pandemia, però, lascia in eredità una novità con la quale bisognerà fare i conti: il massiccio utilizzo della Rete per lo svolgimento delle lezioni, delle interrogazioni, degli esami e delle riunioni organizzative. La scuola a distanza è ormai una realtà imprescindibile.

Ma un equivoco va chiarito fin da subito. Digitale non significa solo innovazione tecnologica. La Rete sta guidando una vera e propria rivoluzione culturale, che non deve coglierci impreparati. Dobbiamo anzi cavalcarla per non lasciarci travolgere e dobbiamo fare in modo che essa si indirizzi verso la costruzione di una società migliore, più democratica e inclusiva. A partire, appunto, dalla scuola, che è la palestra delle nuove generazioni.

Nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) sono in arrivo ingenti risorse europee per quanto riguarda servizi e cittadinanza digitale (2,01 miliardi) e infrastrutture digitali (900 milioni). Uno stimolo in più per accelerare nell’attuazione della legge n.92 del 2019, che ha reintrodotto l’insegnamento scolastico dell’educazione civica, con un focus importante sulla cittadinanza digitale.

Occorre sviluppare, fin dalle scuole dell’obbligo, la capacità degli studenti di utilizzare in modo sano e costruttivo la Rete, apprendendone i linguaggi e i meccanismi di funzionamento e riconoscendone i rischi. L’educazione agli strumenti virtuali passa anche attraverso la formazione dei docenti e del personale scolastico, chiamato a guidare con competenza e responsabilità la transizione digitale degli studenti.

* Docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano