Giovanni Soldini
Giovanni Soldini
In viaggio – sulla barca – con papà. Ma non per gareggiare, quello ci pensa da solo. Martina Soldini, 25 anni, è la prima tifosa di papà Giovanni, 55, che sta tentando di battere tre record nella Manica con il suo Maserati Multi 70. Ieri sera è partito col suo equipaggio da Plymouth (Gran Bretagna) per cercare di arrivare a La Rochelle (Francia), dopo 329 miglia, in meno di 14 ore 5 minuti e 20 secondi, il tempo stabilito da Lloyd Thornburg e Brian Thompson nel 2015 a una velocità di 23,36 nodi. Poi tenterà la Cowes-Dinard e il Fastnet Original Course. "Siamo preparati, dobbiamo farcela – dice il navigatore milanese che vive in provincia di La Spezia –. Ho fiducia nella barca e nell’evoluzione che stiamo facendo per il suo sviluppo. Non ci fermiamo mai". Nel trasferimento dal Mediterraneo al quartier generale di Cherbourg, affaccio francese sul...

In viaggio – sulla barca – con papà. Ma non per gareggiare, quello ci pensa da solo. Martina Soldini, 25 anni, è la prima tifosa di papà Giovanni, 55, che sta tentando di battere tre record nella Manica con il suo Maserati Multi 70. Ieri sera è partito col suo equipaggio da Plymouth (Gran Bretagna) per cercare di arrivare a La Rochelle (Francia), dopo 329 miglia, in meno di 14 ore 5 minuti e 20 secondi, il tempo stabilito da Lloyd Thornburg e Brian Thompson nel 2015 a una velocità di 23,36 nodi. Poi tenterà la Cowes-Dinard e il Fastnet Original Course. "Siamo preparati, dobbiamo farcela – dice il navigatore milanese che vive in provincia di La Spezia –. Ho fiducia nella barca e nell’evoluzione che stiamo facendo per il suo sviluppo. Non ci fermiamo mai".

Nel trasferimento dal Mediterraneo al quartier generale di Cherbourg, affaccio francese sul Canale, a bordo c’era anche Martina. "Ma lei vuole fare altro, non la vela – si affretta a chiarire Giovanni –. Si è appena laureata e seguirà la sua strada, ma quando è con me mi fa stare bene". Sentimento che la figlia conferma. Appena possono lei e il padre regatano assieme per diporto, d’altronde l’acqua è l’elemento naturale del nostro navigatore, che in solitario detiene una serie di record. Ed è curioso che Martina laureandosi in fisica – studi alla Normale di Pisa e poi a Zurigo – abbia scelto come suo campo d’azione lo studio della teoria dello stato solido… Se fosse stato quello liquido avrebbe già avuto un dottore in famiglia.

"Stare in barca con papà è una cosa molto bella – racconta la ragazza –, non solo perché lui è intimamente felice trovandosi a contatto col suo elemento, ma in quanto è l’unico momento in cui non è al telefono… In barca, poi, è molto loquace: sono i momenti nei quali riusciamo di più a parlarci, a confrontarci; nei quali possiamo dirci ogni cosa. Per carità mio padre è una persona loquace, ma quando è sul mare è ancora più divertente". Martina confessa: "Non sono una super appassionata della vela, ma è chiaro che quando sono in barca mi sembra di tornare a casa, di rivivere la mia infanzia. Il mare ha sempre condizionato la nostra vita. Io poi ho preferito fare altro, ma quando mi trovo a bordo in vacanza non mi tiro indietro e faccio i turni come gli altri, timono e lavoro sulle vele come un marinaio qualsiasi. Certo, non ho i muscoli degli altri, ma mi do da fare. Però di essere una professionista non ci ho mai neppure pensato".

I risultati ottenuti da Soldini nella sua carriera sono molteplici e straordinari, sia in solitario sia in equipaggio. La straordinaria doppietta Atlantic Alone e Around Alone – il giro del mondo a tappe – del 1998 e 1999 con la classe 60 rimangono nella mente di tutti e hanno fatto nascere negli appassionati e non solo il mito del navigatore solo contro tutto e tutti, avversari e natura; ma hanno anche esaltato i suoi valori etici quando in una transoceanica si è fermato rinunciando alla vittoria per salvare una collega in pericolo.

D’altronde l’esperienza aiuta: la prima volta che Giovanni ha attraversato l’Atlantico a vela aveva 16 anni. Esperienze forti, che possono creare traumi. Ma come Martina reagiva a queste lunghe assenze del padre? "Ho sempre tifato per lui, per quello che sa fare come nessun altro – dice la neo dottoressa in fisica che ora inizierà un dottorato sempre a Zurigo –. Quando partiva per le sue regate in solitario io controllavo la traccia del suo percorso con il puntino del Gps, mi informavo di come fossero le previsioni meteo sul campo di regata; ogni giorno ci scambiavamo mail anche divertenti. Le sue assenze non mi hanno mai sconvolto particolarmente nonostante sapessi tutte le difficoltà che affrontava. Ma non ho mai avuto paura". Al ritorno poi la famiglia si riuniva e Giovanni raccontava.

"I particolari delle sue avventure – dice Martina – sono sempre avvincenti. Questi suoi racconti avvengono soprattutto dopo cena, quando l’ambiente è già caldo. Ci ha sempre detto tutto e si è confrontato ogni volta con noi per discutere gli obiettivi futuri". Quindi la curiosità è una: Soldini tornerà da solo in giro per gli Oceani, tornerà a volare sulle onde? "Per ora sono impegnato nello sviluppare Maserati Multi70 – risponde il grande velista –, ma mai dire mai. In fondo il mare aperto è il mio mondo".